DAREDEVIL: BATTLIN’ JACK MURDOCK – RECENSIONE

batlin murdock matt fascie

Anno nuovo, vita nuova.
Bè vita nuova non proprio ma sono in vena di cambiamenti.
Come mi ero ripromesso di fare sto provando a dedicare più tempo ai fumetti, qualche lettura ogni tanto che non siano i piccoli spillati mensili [che sto abbandonando uno dopo l’altro]. In questo breve periodo di ferie ho recuperato dei fumetti che tenevo sullo scaffale da un po di tempo, pronti per essere sfogliati: mi sono letto i primi 2 libri de LA GUARDIA DEI TOPI di David Petersen che sembra una storiella per bambini ma è in realtà una elegante epopea fantasy [c’è chi lo ha paragonato a Il Signore degli Anelli, pensa un po], BATMAN: IL LUNGO HALLOWEEN e VITTORIA OSCURA di Loeb e Sale [capolavori, neanche a dirlo] e il primo numero di ATOMIC ROBO la storia di un robot avventuriero creato da Nikola Tesla a metà tra Hellboy e Indiana Jones [molto carino]. Mi è venuta poi una malsana idea, rileggere tutti i fumetti del mio personaggio preferito in assoluto: Devil [o Daredevil come è più conosciuto in the world].
Perché? Perché quest’anno verrà rilanciato sul piccolo schermo grazie a Netflix. E perché mi fa bene all’anima.

In casa sono ovviamente pieno di fumetti di Devil, ero indeciso quindi se cominciare in ordine di pubblicazione, quindi dai classici della silver age, dalla rilettura iconica delle origini di Frank Miller o da quella moderna Season One, alla fine ho optato per quella che cronologicamente precede tutti gli altri: DAREDEVIL: BATTLIN’ JACK MURDOCK dell’orgoglio italiano Carmine Di Giandomenico.

batlin jack cover 3

Mi chiamo Battlin’ Jack Murdock. Tra meno di tre minuti questo incontro si concluderà per K.O.
Il mio.
Che il mio avversario se lo meriti o meno.
Non saprò mai se avrei potuto vincere…

La miniserie, divisa in 4 parti, vede protagonista il padre di Matt, Jack Murdock un pugile fallito che si ritrova a dover lavorare per dei mafiosi per potersi prendere cura del figlio Matthew dopo l’abbandono della madre. La storia è quella classica che conoscono tutti e che è stata più volte proposta nelle molte rivisitazioni delle origini di Devil nonché nel film del 2003: padre burbero, Matt studioso bullizzato, incidente col camion, incontro truccato, morte del padre, here comes Daredevil.
Quello che ha fatto Di Giandomenico però [con l’aiuto di Zeb Wells] è stato di concentrarsi principalmente sulla figura del padre e sugli avvenimenti che lo hanno portato a rifiutare di perdere un incontro truccato per amore del figlio e in seguito ad essere ucciso dai gangster per i quali lavorava.

Quella della morte è un classico espediente per dar vita a un supereroe: la morte di zio Ben per Spider-Man, l’assassinio dei genitori per Batman, il padre di Hal Jordan, la madre di Flash, Jonathan Kent…c’è qualcosa però che rende Jack Murdock diverso da tutti gli altri, diverso da qualsiasi figura paterna la cui morte andrà ad ispirare il futuro supereroe: Jack Murdock è un FALLITO.
Gli Wayne sono dei filantropi amati da tutti che con i loro mezzi cercano di migliorare la città di Gotham, zio Ben è un brav’uomo che si è fatto carico del nipote e lo ha cresciuto a suon di insegnamenti di vita, torta di mele e frasi su potere e responsabilità…Jack Murdock invece come genitore è un disastro!
Ha fallito nella carriera da pugile, è stato abbandonato dalla sua compagna, lavora per la mafia, è un alcolizzato, è severo con il piccolo Matt sul quale proietta tutta la sua frustrazione [sostanzialmente Jack obbliga il figlio a studiare e a non fare giochi “violenti” non perché è giusto così, ma perché non vuole che crescendo diventi come lui].
E sta qui il colpo di genio di Carmine Di Giandomenico, ha scelto di concentrarsi non sulla abusata origine del protagonista e sulle sue motivazioni di giustizia e quant’altro, ma su quella controversa figura paterna che è stata di ispirazione verso il futuro supereroe molto più di un qualsiasi zio Ben per Spider-Man.

Avanzo barcollando verso Creel. Il pubblico annusa sangue e si esalta.
Ma non sono i ventimila che vogliono che finisca al tappeto a preoccuparmi, ma il ragazzo che pensa che vincerò.
Ho sempre avuto dei problemi con la gente che credeva in me,
primo o poi li ho sempre delusi.

La vita di Jack è fatta di fallimenti e scelte sbagliate, anche quando pensa di aver fatto la cosa giusta come abbandonare il suo ruolo di “spezza braccia” per gli strozzini di Fixer o allenarsi fino allo sfinimento per vincere un incontro di boxe [il suo ruolo verrà preso da qualcuno più “cattivo” di lui, mentre gli incontri sono tutti truccati a favore del boss Fixer] finisce sempre per fare del male. Voleva cambiare vita per il bene del figlio e invece si ritrova a fare degli incontri di boxe truccati.
Ma è durante l’ultimo incontro, quello che deve perdere che Jack prenderà la scelta decisiva, quella che metterà fine al circolo di violenza e delusione che è stata la sua vita e che segnerà [e insegnerà] per sempre la vita del figlio: sceglierà di vincere l’incontro, di ribellarsi, di dire “vaffanculo” ai gangster che lo tenevano in pugno e di dimostrare che non ha paura, consapevole del fatto che questo lo porterà a morte certa ma ben conscio che lo sta facendo per suo figlio.

battlin murdock-creed round 3

Questo incontro…lo potrei vincere. Ma se lo facessi gli scagnozzi di Fixer andrebbero da Matt.
Mio figlio è coraggioso ma debole, quindi stasera devo essere debole anche io, devo andare al tappeto. E non esiste sensazione simile al mondo, perdere una cosa che credi sia tua.

La storia alterna l’ultimo incontro di Battlin’ Jack [questo il suo soprannome da pugile] e flash-back dei suoi ultimi giorni. La trama si sposa abbastanza bene nella continuity del personaggio, vengono esplorati alcuni retroscena sulla sua vita e quella del figlio, durante il racconto ci scappa anche un cameo di un piccolo Turk e viene dato anche un volto alla Josie del famoso Josie’s Bar, locale di delinquenti spesso al centro delle storie del cornetto. I disegni di Carmine si adattano benissimo con un tratto lineare e pulito nelle scene di calma diventando sporche e violente durante gli incontri di boxe.

BATTLIN’ JACK MURDOCK è un piccolo gioiellino che esplora ulteriormente il passato di Daredevil e l’uomo che lo ha ispirato. Sicuramente un must per i fan del personaggio ma anche una lettura piacevole per chi non conosce il diavolo della Marvel.
Una storia non di redenzione, non c’è il vissero felici e contenti alla fine, quella di Battlin’ Jack è una vita fatta di scelte sbagliate e fallimenti, ma anche di coraggio e forza di volontà nel gesto estremo che segnerà per sempre la vita del figlio che un giorno diventerà un Diavolo Custode.

Come ho potuto essere così cieco? Mio figlio non è debole.
È forte, quindi stasera lo posso essere anche io.
Sono libero, forte e coraggioso.

Forte per mio figlio. Forte per Josie.
Forte per me stesso.

buttlin jack murdock cover 4

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One thought on “DAREDEVIL: BATTLIN’ JACK MURDOCK – RECENSIONE

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