RECENSIONE – LEI – IL FILM SU DI LUI E SUL NOI

[Recensione zeppa di SPOILERS!]
[eh si]

Della serie meglio tardi che mai, ieri sera ho finalmente visto Lei – Her, il film del 2013 dal titolo facilmente equivocabile [provate a dire alla vostra compagna/ragazza/moglie:”Ieri sera ho visto Lei”, “Ma lei chi?! Disgraziato!”].
Scritto e diretto da Spike Jonze, regista del geniale Essere John Malkovich e del film sulle Creature Selvagge [che mi accorgo ora di non aver mai visto] e occasionalmente anche attore e sceneggiatore [è molto legato alla saga di Jackass…il che non so se sia un vanto o meno. Ma poi Jackass ha una sceneggiatura?]. Protagonista della pellicola Joaquin Phoenix, attore di talento che ogni tanto mi casca anche nel ridicolo come in SignsThe Village o il falso documentario I’m Still Here [ma a che pensavi Joaquin?]. Ricchissimo il cast femminile che tra bellezza e talento troviamo Amy Adams, Olivia WildeRooney Mara e ovviamente Scarlett Johansson che per tutto il film svolge esclusivamente performance orali [e se state pensando male siete pessimi, ma vi voglio bene]. Il film ha vinto l’oscar come miglior sceneggiatura originale, personalmente gli avrei assegnato anche quella come miglior canzone e colonna sonora [andati poi a Frozen e Gravity che va bè…].  Anzi, senza nulla togliere a Cuaròn, Scorsese e compagnia, obbiettivamente avrebbe meritato anche il premio come miglior regia, per cui tra l’altro non è stato neanche nominato. Ma andiamo con ordine.

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Inizialmente pensavo di intitolare questa recensione “L’amore ai tempi di Siri” o una fesseria del genere, ma riflettendoci su mi è sempre più chiara una cosa: il film non parla di un uomo che si innamora del suo sistema operativo, ma di un uomo che si innamora.

Punto.

La relazione tra Theodore e Samantha  a conti fatto presenta le stesse dinamiche di una qualsiasi altra relazione umana. Questo è il più grande punto di forza della sceneggiatura di Jonzie, durante tutto il film la telecamera non fa che inquadrare il volto di Phoenix specialmente quando c’è un dialogo o una discussione importante con la partner artificiale. Ovvio, Samantha non ha un volto, sarebbe obsoleto inquadrare anche il device [che sia un telefono, un computer o l’auricolare], non ha espressioni o sfumature visive, tutto quello che ci serve sapere sul suo umore sta nel suo tono di voce [non so Scarlett, ma Micaela Ramazzotti è perfetta]. Lo scopo del regista è quindi quello di esplorare lo stato d’animo di una persona quando intraprende una relazione e l’evoluzione che ne consegue [più come individuo che come coppia]. Per questo a un certo punto, il fatto che il protagonista abbia una relazione sentimentale con una A.I. invece che con una persona reale passa in secondo piano. Per assurdo, invece che con un sistema operativo potrebbe avere una relazione con noi, lo spettatore che vive il film in prima persona, l’effetto sarebbe lo stesso, ci ritroveremmo comunque davanti ad un uomo innamorato in cerca di un’armonia di coppia. Quello che vediamo infatti è molto intimo, molto personale, difficile non rispecchiarsi in almeno uno degli avvenimenti del film, che siano i primi incontri, l’intimità a letto, la gelosia verso una ex, l’uscita con gli amici, lo stato d’animo che prova il protagonista è facilmente condivisibile [forse manca giusto il “confronto” con i genitori del partner]. La regia di Spike Jonze si presta molto bene in questo, la fotografia è molto delicata e ci si concentra molto sui gesti e sui quei piccoli particolari che noterebbe solo una persona innamorata [bellissima la scena della spiaggia].

Però, stiamo pu sempre parlando di un uomo che si innamora di un computer [anzi, di un codice] non si può far finta di nulla. E infatti questa “particolarità” non viene ignorata. Anzi, viene gestita magnificamente.

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Il film si svolge in un futuro non ben determinato [di sicuro non troppo distante da oggi] il look e la scenografia è ben curata, si percepisce che ci troviamo in un mondo più evoluto anche senza avere cyborg o macchine volanti. Anzi, sono i piccoli particolari a rendere unica l’ambientazione: i palazzi, gli appartamenti, le strade, anche l’abbigliamento con camice colorate e pantaloni a vita altissima, sembra quasi una naturale evoluzione della moda [molto diverso sarebbe stato l’effetto se avessero usato un look alla Lady Gaga, già usato in altri film con ambientazioni futuristiche]. Anche a livello umano tutta la storia dell’intelligenza artificiale è molto curata. Ci viene offerta, senza entrare troppo nei particolari [che avrebbero sicuramente distratto lo spettatore dalla storia principale] una visione umana e anche un po morale di quello che comporterebbe avere un O.S. senziente, con trovate molto sobrie e anzi quasi profetiche: alla scoperta della relazione di Theodore con Samantha, c’è infatti chi accetta la cosa con curiosità come il collega di lavoro [un sempre simpatico Chris Pratt], chi la condivide come la sua vicina di casa [Amy Adams che avrebbe sicuramente meritato qualche scena in più] e chi invece come la sua ex moglei la rifiuta e vede questa scelta come una cosa strana e morbosa [una bellissima Roonie Mara, perfetta sia come “ragazzina” innamorata che come ex-moglie ferita]. C’è anche una piccola scena dove vediamo l’innocente reazione di una bambina nel conoscere questa “entità” artificiale.

Ci sono poi altre cose come i vari device che sembrano a tutti gli effetti dei prototipi Apple pronti per essere lanciati sul mercato, la “non-prostituta” che si offre di sostituire il corpo del sistema operativo o il superamento evolutivo di Samantha e dei suoi “simili”…tutte queste cose prese singolarmente potrebbero far nascere lunghi dibattiti sul futuro del genere umano e nella loro semplicità [inteso come messa in scena e non come concetto] fanno impallidire i centinaia di film sci-fi che si concentrano esclusivamente su questi temi [come i film di Neill Blomkamp per intenderci]. Her tocca certi argomenti senza perdere di vista la storia centrale e il nucleo emotivo dei protagonisti.

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In conclusione: credo che si sia capito che Lei mi ha completamente conquistato [“Lei chi? Ti desintegro!”]. Il film di Spike Jonze è perfetto a livello tecnico ed emotivo, non ricordo quand’è stata l’ultima volta che un film mi ha coinvolto così tanto sentimentalmente, un film che parla d’amore ma lo fa in modo totalmente diverso, mettendoci di fronte ad una persona che ha i nostri stessi problemi e le nostre stesse paure [magari un po più accentuate] e che di colpo le fa uscire, tutti i dubbi e i timori gli volano via grazie allo spirito di Samantha, una coscienza tanto elementare quanto evoluta che nella sua “ignoranza” e curiosità di sapere quanto più possibile della vita, spinge Theodore a riflettere su ciò che la vita è, a vedere le cose con occhi diversi, con occhi di chi scopre per la prima volta in mondo e rimane affascinato dalle più piccole cose della vita, che sia la neve, la folla, una carezza o una spiaggia. Mi pento di aver visto in ritardo questo film, riguardando la mia lista dei migliori film del 2014, Her vola in cima senza problemi e senza il minimo dubbio. È il miglior film del 2014.

La sensibilità del regista nel trattare questi temi è straordinaria, penso alle scene in cui Samantha cerca di comporre della musica che rispecchi il suo stato d’animo, come la scena della spiaggia o nella casetta in montagna…è pura magia, è cinema che diventa vera arte. Quando storia, immagini e musica si fondono per creare qualcosa di così profondo e bello…è la quintessenza [per citare un’altro bellissimo film].

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One thought on “RECENSIONE – LEI – IL FILM SU DI LUI E SUL NOI

  1. Dire che questo film è stupendo, significherebbe sottovalutarlo. Quando andai a vederlo, non riuscivo ad immaginare come un storia del genere potesse essere sviluppata, ed invece ne sono rimasto positivamente sorpreso.
    Veramente un gran bel lavoro!

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