RECENSIONE – LA TEORIA DEL TUTTO – DIETRO UN GRANDE UOMO…

…c’è sempre una grande donna. Eh si.

Se mi dovessero chiedere di cosa parla il film “La Teoria del Tutto” non risponderei “è la biografia di Stephen Hawking” ma “è la storia della vita di Stephen E della moglie Jane Hawking”. L’ex-compagna è infatti protagonista della pellicola tanto quanto il celebre cosmologo [e giustamente aggiungerei]. Non conoscevo la storia di Stephen Hawking, non me ne sono mai interessato, ma guardando il film emerge in modo abbastanza chiaro come la moglie abbia giocato un ruolo fondamentale nella vita dello scienziato e come sia stata in parte fonte del suo successo. Si potrebbe azzardare nel dire che Stephen Hawking oggi non sarebbe dov’è se non fosse stato per Jane Wild.

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Ma chi è Jane Wild? È quanto di più distante ci sia da Stephen Hawking: una ragazza religiosa e credente, interessata più alla letteratura che alla scienza e dall’animo sicuramente più artistico che matematico. Molto carino il dialogo del loro primo incontro dove si “presentano” elencando i rispettivi corsi di studio prima ancora del nome:

Stephen: Ciao.
Jane: Ciao.
Sephen: Scienze.
Jane: Lettere.
Sephen: Inglese.
Jane: Francese e Spagnolo.
Sephen: Sono un Cosmologo.
Jane: Che cosè?
Sephen: È un tipo di religione per atei intelligenti…Tu non sei religiosa vero?
[e qui la faccia di lei è impagabile]

Poche battute e abbiamo già due solidi protagonisti. Due persone molto diverse tra loro [e ci saranno molti dialoghi simili a ricordarcelo] che condivideranno una vita sicuramente non facile ma comunque meritevole di essere raccontata.

La storia ripercorre la vita della coppia partendo dal loro primo incontro all’Università di Cambridge fino alla sua nomina di Cavaliere dell’Ordine Britannico passando per il matrimonio e la convivenza, i riconoscimenti per le teorie di Stephen, i problemi in famiglia, l’avanzamento della malattia che lo costringerà prima in sedia a rotelle e poi a subire una tracheotomia che lo priverà della voce per sempre.
Il film è costruito in modo molto didascalico, gli avvenimenti si susseguono uno dopo l’altro con poche pause di riflessione. Non apprezzo molto questo modo di fare biopic, personalmente ricostruire la vita di una persona mostrando i momenti chiave e gli avvenimenti principali…è più roba da documentario, da History Channel. Per fortuna però il film si ritaglia dei momenti importanti, momenti intimi per i personaggi e di riflessione per il pubblico. Come la scena in cui Stephen usa la sedia a rotelle per la prima volta o quando gli viene diagnosticata la malattia o ancora quando Stephen e Jane decidono di separarsi. Sono belle scene, ben costruite e soprattutto ben recitate.
Eddie Redmayne dà tutto se stesso nell’interpretazione, riesce a rappresentare perfettamente Stephen Hawking durante i momenti più difficili della sua malattia senza mai cadere nell’eccessivo o nella parodia [mica facile visti i “sintomi” di questa particolare malattia motoneuronale], fa coppia con lui la bella Felicity Jones nei panni della moglie Jane, vero fulcro emotivo della pellicola.

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Perché era facile fare un film su uno scienziato dai molti riconoscimenti che ha lottato contro una difficile malattia per tutta la vita, tutt’altra cosa era raccontare la storia di chi, con lui, ha vissuto questa vita e affrontato questa malattia. Jane è una donna molto forte e determinata, da sola si è fatta carico della vita del marito ed è riuscita a tenere unito il matrimonio e la famiglia [per quanto ha potuto]. I momenti di difficoltà e frustrazione sono i più intensi dell’intero film. “E la malattia di Stephen?” Direte voi “Non sono quelli i momenti più toccanti?“Certo, le difficoltà create dal suo handicap sono molto evidenti e spesso vediamo uno Stephen a pezzi e pronto ad arrendersi…però! In qualche modo riesce sempre ad andare avanti e ad affrontare le difficoltà “col sorriso” [è una persona tanto brillante quanto simpatica e autoironica, chi l’avrebbe detto]. Il peso della malattia ricade molto più su Jane che si ritrova spesso a lottare per entrambi. Quando Stephen si ritrova senza voce dopo l’operazione è Jane che lo sprona ad imparare ad usare una speciale tavola con cui potrebbe tornare a comunicare, inizialmente lui è quasi sul punto di arrendersi ed è il dolore di lei che emerge, il suo amore e la sua frustrazione. Con occhi lucidi e pugni stretti Jane dà forza e speranza ad entrambi. Tutto questo ovviamente ci viene presentato dalla bravissima Felicity Jones, perfetta in ogni momento del film.

Sul resto del cast non c’è molto da dire, i vari personaggi che appariranno nel film non sono altro che piccole parti a supporto della storia dei due coniugi. Gli unici personaggi ricorrenti sono il professore di Stephen e in seguito suo collega Dennis Sciama [interpretato da David Thewlis] e Jonathan [interpretato da un bravissimo Charlie Cox] amico di Jane e in seguito badante di Stephen, unico personaggio davvero approfondito al di fuori della coppa. La regia l’ho trovata un po altalenante, a volte piatta altre volte molto profonda [più che altro nei momenti più importanti e personali dei personaggi].

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In conclusione l’ho trovato un bellissimo film. La storia è ben scritta e realizzata, ho apprezzato molto il fatto che si concentri in modo equo tra Stephen e Jane senza mettere in secondo piano nessuno dei due [che poi guardando i titoli di coda si capisce anche perché: il film è basato sulla biografia “Travelling to Infinity: My Life With Stephen” scritto proprio da Jane Wild Hawking], la regia di James Marsh si concentra molto più sui momenti di riflessione dei protagonisti che sulla storia, se qualche avvenimento viene raccontato in modo veloce e biografico, ce ne sono altri molto più curati, momenti di riflessione dei personaggi, fatti spesso di sguardi e lunghi silenzi e magistralmente diretti da Marsh.
Il punto forte però sono le interpretazioni dei due protagonisti: Eddie Redmayne e Felicity Jones riescono a gestire perfettamente le sofferenze e le difficoltà dei rispettivi personaggi. Redmayne è uno Stephen Hawking molto credibile e Jones è perfetta in ogni scena.

Non sono un tipo da voti, ma dovendone dare uno direi 8+ [e non chiedetemi per cosa sta il + che non lo so neanche io, l’ho messo a sentimento].

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NOTA ACADEMY: il film è stato nominato agli Oscar come Migliro Film, Attore Protagonista, Attrice Protagonista, Sceneggiatura Non Originale e Colonna Sonora. Non posso esprimermi in termini di Miglior Film, non ho ancora visto le altre pellicole ma sono tutte molto promettenti [la competizione sarà ardua], come Sceneggiatura Non Originale è difficile dire come andrà, è uno dei tre biopic presenti alle nomination [gli altri due sono American Sniper e The Imitation Game, molto diverse da La Teoria del Tutto in termine di storia]. Sono assolutamente favorevole alle nomination per i due protagonisti. Per il Miglior Attore Eddie Redmayne dovrà vedersela con grossi calibri come Keaton, Cooper, il sempre più favorito Cumberbatch [che tra l’altro ha indossato anche lui i panni di Stephen Hawking in un film per la TV] e il piccolo outsider Steve Carrel [che alla Academy piacciono molto i cambi drastici di carriera quindi chissà]. Per il premio Miglior Attrice mi spiace molto per Felicity Jones [che mi piacerebbe vedere vittoriosa] ma dovrà vedersela con Julianne Moore, Marion Cotillard e anche Reese Witherspoon che al di là dell’interpretazione, reggono interamente i rispettivi film sulle proprie spalle mentre la Jones condivide sempre lo schermo con Redmayne. Insomma, come premiazioni non se la giocherà facile, io per ora faccio il tifo per i due protagonisti [le altre categorie sono meno promettenti] in attesa di vedere gli altri film in nomination per avere un quadro più completo.

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3 thoughts on “RECENSIONE – LA TEORIA DEL TUTTO – DIETRO UN GRANDE UOMO…

  1. Conoscevo il libro di Jane Wild e dunque ho visto il film diciamo da quella parte.
    In un altro film Scritto nelle stelle due ragazzi entrambi malati terminali si scambiano una battuta emblematica in questi casi : “cosa c ‘ è di peggio di un malato di cancro ? I genitori di un malato di cancro ”
    Questo per dire quanto sia doppia mente faticosa e interiormente dolorosa la vita accanto ad un malato che amiamo.
    Bella e film a tratti un poco lungo ma viva il buon cinema.
    Sherarrivadalontanoxpurocaso

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