ALIAS – RECENSIONE – QUANDO IL SUPEREROE SMISE DI ESSERE SUPER

C’è stato un tempo i cui i supereroi erano sgargianti, colorati, didascalici e ammettiamolo, anche un po stupidi.

Quando Superman indossava le mutande sopra i pantaloni, quando Capitan America se ne andava in giro in trincea in compagnia di un minorenne in pantaloncini, quando l’armatura di Iron Man aveva come gadget segreto dei pattini a rotelle [di quelle per bambini tra l’altro, neanche roller blade] e quando Lanterna Verde poteva essere sconfitto da un qualsiasi cazzillo fatto di legno [della serie stecchino del ghiacciolo in mano e via a sconfiggere il Green Lantern Corps] per non parlare del tanto amato Batman che non si faceva mancare nulla: mutande sopra il costume, sidekick minorenne in pantaloncini e bat-pattini a rotelle. Magari non veniva sconfitto da oggetti di legno, ma aveva anche lui le sue stramberie da fare…

batman-batsculacciata

Tipo sculacciare chi si comportava male…

Periodo tra gli anni ’30 e ’60 in cui il concetto classico di supereroe entrava a far parte della cultura popolare con gli spensierati e semplicistici fumetti di Superman, Batman Capitan America [Golden Age] e quelli più creativi e accattivanti come i rinnovati Flash, Lanterna Verde e tutta la neo nata scuderia Marvel dai Fantastici 4 agli X-Men passando per Hulk e l’Uomo Ragno [Silver Age].
Ma è negli anni 80 che si è arrivati ad un importante punto di svolta, il punto in cui il supereroe smetteva di essere “super” per diventare un semplice uomo e come tale con molti problemi, difetti e in alcuni casi anche gravi disturbi. Saranno il WATCHMEN di Moore e Gibbons e IL RITORNO DEL CAVALIERE OSCURO di Frank Miller a stravolgere il genere allontanandosi sempre di più dallo stereotipo del supereroe classico.

Saltando a pie pari gli anni ’90 caratterizzati dalla nascita di N mila nuove testate, super eventi, variant covers, stravolgimenti e inutili reboot [come il fumetto odierno praticamente] arriviamo al nuovo millennio.
Fin dai primi anni 2000 si ritorna a decostruire e rivoluzionare il concetto di eroe, come fece Mark Millar con ULTIMATES versione più cruda, realistica e fortemente politica dei classici Vendicatori. Con storie sempre più adulte e indirizzate ad un pubblico più conscio del mondo reale, Bill Jemas e Joe Quesada [rispettivamente presidente e redattore capo della Marvel dell’epoca] sentirono la necessità di creare un’etichetta apposita con cui poter fare ciao ciao al codice di censura come fece la DC con la Vertigo e come stava già facendo la stessa Casa delle Idee con la sotto etichetta Marvel Knight.
Nasce così nel 2001 la linea MAX in cui autori potevano finalmente lasciarsi andare per raccontare storie in totale libertà da censura, codice comportamentale, immagini e soprattuto linguaggio [il volumone di ALIAS si apre con un sincero e sonoro “Cazzo!].
Ad aprire le danze ci saranno Garth Ennis con la miniserie “FURY” in cui vediamo un Nick Fury veterano di guerra incapace di tornare alla vita civile, Chuck Austen con “U.S.WAR MACHINE” una versione più violenta e bellica del celebre amico di Tony Stark ed infine Brian Michael Bendis che dopo aver reinventato Spider-Man da zero e rigettato Daredevil nelle amate atmosfere noir/urbane, decide di creare un personaggio totalmente nuovo, radicato nell’universo Marvel ma tanto, tanto, TANTO diverso da qualsiasi altro supereroe in circolazione: Jessica Jones.

alias-jessica-jones

Jessica Jones è un’investigatrice privata, una ragazza ferita, una stronza che manda tranquillamente a fanculo chiunque gli rompa le palle. Un po zoccola [lo so, non è carino dire certe cose…ma una ragazza che a fine giornata entra in un pub per abbordare il primo mister muscolo che passa nella speranza di farsi dare due botte…al mio paese non la si chiama suora], insicura e chiusa in se stessa, impaziente, un po trascurata e con problemi relazionali, incapace di intraprendere una relazione sentimentale [ci proverà per un po con Scott Lang/Ant-Man ma ovviamente non finirà bene] un’ex supereroina che non vuole niente a che fare con i supereroi, una donna che scappa dai problemi perché non ha più la forza per affrontarli.

Questa è Jessica Jones. Questo è il supereroe del nuovo millennio.

alias-screen

Niente costume, niente avventure spaziali, niente sense of wonder, solo una ragazza problematica [oggi diremmo “tormentata] che cerca di andare avanti con la sua vita. La serie è una sorta di crime/procedural ambientato nell’universo Marvel con Jessica che viene assunta suo malgrado come investigatrice privata per casi riguardanti supereroi/superumani.
La narrazione ha un ottimo ritmo, trattandosi di investigation Bendis riesce a dosare perfettamente i tempi della storia prendendosi anche dei momenti intimi e più personali focalizzati su Jessica con i classici monologhi interiore che caratterizzano certi tipi di personaggi [come i personaggi della più classica tradizione giallo/noir o come eroi dal modus operandi più simile a detective come Devil o Batman]. Anche il linguaggio usato è perfetto, molto attuale e sporco, non solo per le volgarità [i “cazzo” e i “vaffanculo” si sprecano] ma anche per i dialoghi molto realistici e per niente enfatizzati a differenza delle normali produzioni supereroistiche.

alias-cover-3

Tra un caso e l’altro Bendis inserisce nella storia, specialmente negli archi finali, qualche dettaglio in più sulle origini di Jessica Jones che con un abile colpo di recton si lega perfettamente nella continuity dell’Universo Marvel e di alcuni suoi personaggi: compagna di scuola di Peter Parker, amica di Carol Danvers [Ms Marvel, a volte Capitan Marvel, a volte Binary una volta anche Warbird] ex amante dell’agente SHIELD Clay Quartermain e per un pelo non è stata anche un Vendicatore.

Proprio come se fosse un caso che stiamo risolvendo noi, tra un indizio e l’altro veniamo pian piano a conoscenza della vita della protagonista, dalla nascita dei suoi poteri, molto tradizionale, molto Silver Age [e sia i disegni di Michael Gaydos che i colori di Matt Hollingsworth aiutano divinamente i salti tra il passato e futuro della supereroina] alla sua fallimentare carriera come vigilante nei panni di Jewel per arrivare infine a punto di svolta [o meglio di rottura] in cui Jessica incontra l’uomo che gli rovinerà la vita per sempre: Zebediah Killgrave meglio noto come Uomo Porpora.

alias-purple-man

Senza spoilerare nulla [più che altro per la serie appena rilasciata da Netflix e non per il fumetto che si è concluso 11 anni fa che se non avete letto sono un po fatti vostri] l’incontro tra Killgrave e Jessica cambierà per sempre la vita di quest’ultima a causa delle manipolazioni e delle perversioni del villain, roba da far impallidire gli infiniti balletti tra il Joker e l’Uomo Pipistrello, tra Luthor e Superman, tra il Goblin e Spider-man e via dicendo [perché li in qualche modo eroe e cattivo sono speculari, si completano…tra Killgrave e Jessica il rapporto è a senso unico].

Un terribile periodo della vita della protagonista che lascerà il segno facendola passare dalla patetica e anonima supereroina che era alla ragazza traumatizzata e introversa che è oggi.

alias-jewel

Ai disegni troviamo un adattissimo Michael Gaydos che come dicevo divide il suo lavoro tra il passato e il presente della supereroina modificando drasticamente il suo tratto.

Gaydos ambienta il fumetto in una atmosfera da perfetto crime drama con un tocco sporco e per nulla lineare. La sua Jessica è molto squadrata e trasandata, a tratti anche bruttina [a differenza delle classiche e bellissime e prosperose supereroine] con una gamma espressiva limitata che va dalla tristezza alla paura e alla rabbia [Gioa e Disgusto erano impegnate altrove] che delineano perfettamente il carachter.
Nei flash back ambientati nel passato invece la matita di Gaydos diventa più lineare e tondeggiante [un po Alan Davis, un po Bryan Hitch] acquistando anche dei colori più accesi grazie a Matt Hollingsworth che ci accompagna in questa transizione tra passato e presente.

Degne nota anche le copertine ad opera del grande David Mack e, almeno nell’Omnibus che raccoglie l’intera serie, anche gli “intermezzi” realizzati con una tecnica mista di pittura, fotografia e collage, tipiche di Mack ma che richiamano anche una delle storie iniziali in cui una ragazza scomparsa era solita realizzare certe opere sul suo diario.

alias-cover-4

IN CONCLUSIONE: la serie ALIAS ad opera di Bendis e Gaydos inaugura la linea MAX Comics e la Marvel del nuovo millennio. Lasciando da parte la classica tradizione supereroistica, la protagonista di questa storia è una anti-eroina, cinica e complessata che passa più tempo a cercare di tenere insieme la sua vita che a salvare quella degli altri.
I disegni accompagnano perfettamente la lettura avvolgendo la storia di un’atmosfera noir per la trama principale e di disegni più pop e colorati per le parti ambientati nel passato.

Il fumetto è stato ristampato svariate volte in svariati formati [la mia è l’Omnibus con l’intera serie compreso di “What If” scritto sempre da Bendis] ma in occasione della serie Netflix dedicata alla supereroina la Panini ha deciso di ripubblicare l’intera serie dividendola in 4 volumi cartonati con nuove cover realizzate da David Mack, l’ideale per chi non ha mai letto ALIAS ed è interessato a recuperarla.

Jessica Jones non ha stravolto il genere, non ha dato il via ad un nuovo modo di scrivere storie sui supereroi ma è ella stessa il frutto di questa evoluzione, una conseguenza dettata dalla maturità dei lettori e dalle innovazioni del settore fumettistico mainstream. La serie di Bendis e Gaydos fa tesoro di questa nuova corrente per creare un personaggio e un mondo affascinante nella sua imperfezione pur mantenendo una linea di connessione con il più convenzionale universo Marvel.

Un nuovo tipo di supereroe, forte come Capitan America ma allo stesso tempo debole e imperfetto come noi [anzi, forse anche di più].

alias-2

Annunci

9 thoughts on “ALIAS – RECENSIONE – QUANDO IL SUPEREROE SMISE DI ESSERE SUPER

  1. Mi sono avvicinato relativamente da poco al mondo dei fumetti e mi mancano tantissimi classici. Non ho letto Alias, ma se ne avrò la possibilità cercherò di recuperarlo (magari la versione Panini che hai citato…). Per prima cosa vedrò la serie tv made in Netflix, per farmi un’idea (e se la serie è realizzata bene come Daredevil sarà un piacere per gli occhi!). Recensione impeccabile, si vede che hai una cultura fumettistica pazzesca, complimenti!

    Liked by 1 persona

  2. Faccio uno sforzo: immagino di on aver mai letto il fumetto di Bendis, immagino persino di con conoscere il suo stile (insisto, il miglior dialoghista Marvel) ed immagino (questa è dura), di non conoscere nemmeno il comic-dom super eroistico o di averlo (come molti) visto solo da lontano, qualche storia ogni tanto e qualche stronzata letta qua e là su testate generaliste, di quelle che confondono deadpool con spider-man o che pensano che Supes e Bat siano dello stesso editore della Donna Invisibile e della Torcia (l’ho letto su La Repubblica, l’ho letto, fuck!).
    Insomma immagino una cosa impossibile per me, ma lo faccio, perché mi vanto di avere creatività ed allora rileggo il tuo articolo, Amazing Mace Windu, una seconda volta (mi è piaciuto tantissimo e quindi lo faccio volentieri) e scopro che si comprendono tutti i passaggi, tutte le similitudini e soprattutto emerge chiara e netta la rivoluzionarità del comic di “Alias”, il suo perfetto integrarsi nella novità editoriale della nuova Marvel degli anni 2000.
    Un grande lavoro, Wilhuff Tarkin, ennesima conferma delle tue grandi capacità di illustrare un tema legato al mondo dei fumetti e dell’intrattenimento cine-televisivo.
    E’ evidente che sarai la persona più adatta per recensire la fiction di Netflix, senza ombra di dubbio.
    Domo arigato, sensei PizzaDog.

    Liked by 1 persona

    • Troppo gentile 😀 ma con un’opera come Alias e uno scrittore come Bendis [uno dei più grandi, è vero….quando non gli danno in mano mille serie da gestire] la recensione si scrive praticamente da sola 🙂
      Aneddoto per aneddoto [che mi è venuto in mente leggendo il tuo commento]: non ricordo in che notizia riguardante Spider-man, ma lessi il commento di qualcuno che lo definì “Personaggio inutile in quanto brutta copia di Deadpool” [……..] la tristezza è stata tanta!

      Liked by 1 persona

  3. Pingback: JESSICA JONES – RECENSIONE – IT’S MORE LIKE JUMPING AND THEN FALLING | L'OSSERVATORIO

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...