LA GRANDE SCOMMESSA – RECENSIONE – UN GIOCO SENZA REGOLE

Il mio primo film del 2016!
Anzi, il primo visto al cinema!

A casa mica me ne sto con le mani in mano, sto recuperando un po di titoli del 2015 che mi ero perso, tipo FURY il feroce e sporco film di David Ayer che ha diviso un po’ il pubblico ma che personalmente ho adorato, specialmente le interpretazioni dei protagonisti, Brad Pitt su tutti [che si dimostra un bravo attore ma soprattutto un saggio produttore].

Ma dicevamo? Ah si, LA GRADE SCOMMESSA [o THE BIG SHORT per gli amici a stelle e strisce] un film che se avete visto il trailer pensate di sapere già a cosa andate incontro, una sorta di THE WOLF OF WALL STREET ma più leggero e comico vero? Specialmente visti i nomi coinvolti, tra cui quello dietro la macchina da presa.
Adam McKay infatti è un regista mattacchione propenso ad una comicità imprevista e senza regole: da POLIZIOTTI DI RISERVA a RICKY BOBBY: LA STORIA DI UN UOMO CHE SAPEVA CONTARE SOLO FINO A UNO e ovviamente ANCHORMAN e sequel, i suoi cavalli di battaglia ormai cult per gli americani [un po meno qua da noi].

Con THE BIG SHORT sembra voler fare il grande passo verso qualcosa di più “importante” e impegnato e nel farlo pare abbia deciso di seguire una strada già battuta da Martin Scorsese col suo ultimo film.

E invece?
E invece McKay decide di buttare il libretto di istruzioni di “Come fare un film” per realizzare qualcosa completamente diverso.

Con questa scena Jordan Belfort [Leo Di Caprio] prova a spiegarci qualcosa riguardo il suo mondo, una sbirciatina quel tanto che basta per poter andare avanti con la storia [legale o non legale] salvo poi rendersi conto che non sappiamo di cosa cazzo stia parlando.
Perché il pubblico non capisce niente di finanza e giochi in borsa, quello che vuole è godersi il film che sia il viaggio autodistruttivo di Belfort in THE WOLF OF WALL STREET o gli insegnamenti sul potere di Gordon Gekko nel capolavoro di Olver Stone WALL STREET o perché no le chiacchiere sul rapporto della produzione di arance di UNA POLTRONA PER DUE.
Adam McKay invece ha tra le mani una storia che è strettamente legata ai giochi finanziari, una storia che non può essere semplificata perché è essa stessa la storia [una storia vera tra l’altro, accaduta meno di dieci anni fa e di cui viviamo ancora le conseguenze].

Cosa decide di fare quindi? Decide di usare ogni stratagemma possibile e immaginabile pur di raccontarcela.

Si affida a immagini di repertorio, a video clip di musicali, a estratti di notiziari, didascalie, riprese a mo di documentario, a citazioni più o meno famose, infrange la quarta parete, inganna lo spettatore con avvenimenti non accaduti [non del tutto almeno] e lascia che celebrità come Margot Robbie e Selena Gomez ci spieghino nel bel mezzo del film cosa sono i mutui subprime, i default swap e le CDO.
McKay fa di tutto per rendere chiaro il racconto e nel farlo crea il CAOS! Un caos voluto e controllato [non diverso per altro all’universo finanziario] in cui tutto si mette nero su bianco e diventa cristallina la strategia dei protagonista e ancor di più i giochi sporchi delle banche.

Se all’inizio tutto questo caos può confondere [e lo fa, ma inconsciamente si inizierà quasi subito a capire il tutto] ad essere perfettamente chiari e delineati sono i protagonisti, quegli outsider che hanno visto ciò che nessuno vedeva ovvero che il mercato immobiliare poteva crollare.

Lo capisce il disadattato Michael Burry [Christian Bale] un uomo che non capisce le interazioni umane ma solo quelle tra i numeri, lo scopre per caso l’eccitatissimo Jared Vennett [Ryan Gosling] in narratore del film che decide di rivelare questi segreti a noi [il pubblico] ma anche alla squadra di Mark Baum [Steve Carell] un uomo arrabbiato che odia il sistema e vuole farla pagare alle banche. Gli ultimi a scoprire l’imminente crollo del mercato finanziario sono i novellini Charlie GellerJamie Shipley che non potendo sedersi al “tavolo dei grandi” chiedono aiuto ad un giocatore in pensione, il paranoico Ben Rickert [un flemmatico ma adattissimo Brad Pitt qui anche in veste di produttore del film].

Questi sono gli “””eroi””” della pellicola, quei cani sciolti che hanno osato scommettere contro l’economia americana.

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Il virgolettato è d’obbligo, perché nonostante siano i protagonisti del film e siano personaggi molto accattivanti [e tutti quanti loro lo sono], non possiamo fare il tifo per loro.
Insomma se loro vincono noi perdiamo. Se hanno ragione [e sappiamo che hanno avuto ragione] vuol dire che milioni di persone perderanno la casa e il lavoro.
Ma se perdono? Se perdono è perché le banche stanno facendo un gioco sporco infischiandosene totalmente delle regole e addirittura delle leggi.
C’è molta rabbia tra i protagonisti, molta frustrazione nel scoprire di essere totalmente impotenti di fronte a certe dinamiche.

Da applausi tutte quelle scene in cui Steve Carell [davvero ottima la sua interpretazione] il più umano dei protagonisti, viene poco a poco a conoscenza della realtà, rappresenta perfettamente la delusione e la mortificazione di chiunque altro. Anche il personaggio di Brad Pitt, nonostante sia monosillabico per tutto il film alla fine darà la sveglia definitiva ai due novellini e a chiunque si sia perso nei numerosi nodi del racconto.

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LA GRANDE SCOMMESSA è una pellicola scorretta e disfunzionale, senza regole, specchio di quella macchina che venerea il denaro e manda letteralmente a puttane le strutture pur di guadagnare, anche [soprattutto] a discapito del “popolo”.
Ma non si cerca di fare politica, il più grande pregio del film forse è proprio quello di “spiegarci” le cose nel modo più trasparente possibile.
Sappiamo già cosa è giusto e cosa sbagliato, non ci serve un film per capirlo. Nella crisi finanziaria del 2007 sappiamo già CHI ha fatto COSA e PERCHÈ, il film di McKay si limita a spiegarci il COME e lo fa nel modo più caotico ma onesto possibile.

E noi, come Mark Baum non possiamo che restare ad ascoltare, con gli occhi al cielo e le mani tra i capelli, la triste e cruda verità.
E come disse una volta uno in un bar a Washington:

La verità è come la poesia.
E alla maggiora parte delle persone sta sul cazzo la poesia
“.

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2 thoughts on “LA GRANDE SCOMMESSA – RECENSIONE – UN GIOCO SENZA REGOLE

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