IO E I LIBRI: UNA STORIA DIFFICILE MA CON IL LIETO FINE

Scrivo questo post essenzialmente per tre ragioni:

  1. Perché è da un po che pensavo di scrivere qualcosa di più personale che non fosse incentrato strettamente su un film o una serie [sempre che vogliate conoscere un po meglio il baldanzoso giovine che vive in questo blog, se no tranqui, domani arriva un post più canonico 🙂 ];
  2. Perché l’amico e stimato collega blogger Kasabake ha deciso di aprirsi a noi con un post molto personale che affonda le mani sul suo passato, la sua infanzia e il periodo in cui è entrato in contatto con una delle sue grandi passioni e io [come anche qualcun’altro] non potevo non ringraziarlo ripagandolo con la stessa moneta, ovvero parlando a cuore aperto di questo comune interesse;
  3. Perché si.

In realtà quello per i libri è un interesse recente, decisamente più ristretto rispetto a quello per il cinema ma per cui nutro un egual passione.
Fino a poco tempo fa tra l’altro non ero neanche un gran lettore, mi limitavo a leggere un paio di libri all’anno e tanti saluti. Ma non per mancanza di interesse, men che meno di capacità [nel senso….so leggere] ma per qualche strana ragione non è mai arrivato il momento giusto per coltivare questa passione.

Tempismo. È sempre stato un problema di tempismo.

Come la maggior parte dei bambini sono stato introdotto al mondo letterario tramite le scuole [elementare direbbe Sherlock, ma anche scuole medie]. Ma come ogni altra cosa impostami da qualcuno che non fossi io, ho perso molto presto interesse.

Da piccolo un po invidiavo quei bambini che divoravano un libro dietro l’altro, che conoscevano i classici a memoria e si destreggiavano esperti tra piccoli principi, giganti gentili e gatti che insegnavano gabbianelle a volare [mi ero tipo visto il film e ciao, per me era morta li], ma niente, di leggere libri proprio non mi andava, avevo di meglio da fare a quell’età tipo cazzeggiare in giro, giocare con gli amici o con i videogiochi [regà, sono pur sempre della generazione Game Boy].

gaston-book

Crescendo però ho cominciato a sviluppare [o forse sarebbe più corretto dire “scoprire”] il mio amore per le “storie“. Ero affamato di racconti, non importava sotto quale forma li consumassi o di quale linguaggio narrativo l’autore si armasse, ero deciso a recuperare anni di avventure arretrate. Film, fumetti [altra passione sbocciata in ritardo], illustrazioni, anche canzoni [ma li l’impedimento era solitamente linguistico] e ultima ma non ultima la letteratura.
Ma un po per questioni di tempo, un po per mancanza di iniziativa non mi sono mai totalmente immerso nella letteratura e nella sana e magica abitudine di svogliare libri. Ho cominciato però a farmi un’idea di quello che preferivo leggere: thriller e gialli [al massimo un po di fantascienza].

Ma la manfrina era sempre quella. Un libro ogni tanto. Uno ad ogni morte di papa.

Sorvolo totalmente il mio periodo alle scuole superiori, dove hanno provato ad insegnarmi [in modo più approfondito rispetto alle medie] qualcosa sui grandi autori italiani, sulle poesie, Divina Commedia e chissà che altro. Idem come prima, suonata la campanella il mio interesse si azzerava.

the-heat-book

La mia prof quando cercava di farmi leggere qualcosa.

La vera svolta è arrivata quando sono diventato un po più grandicello e ho cominciato a praticare quello strano e stressante sport i cui praticanti vengono comunemente definiti “pendolari“.
Dai 90 a i 100 minuti al giorno di viaggio in metro [andata + ritorno] per raggiungere il luogo che ho l’ardire di chiamare lavoro.

Ah prima però vorrei aprire una parentesi e mettere agli atti che sono 3 le cose che odio di più in questa vita: il caldo, la folla e la noia. E i mei mattutini viaggi in metropolitana includono tutte e tre queste brutte cose.

Il caldo è sempre stata un po la mia kryptonite, anche d’inverno vado in giro solitamente il meno vestito possibile mentre d’estate cerco refrigerio in qualsiasi luogo sia disposto a darmelo [solitamente a casa, aria condizionata a cannone sparata in faccia e sto da dio]. La metro però non offre temperature confortevoli d’inverno [dove ovviamente accendono il riscaldamento nonostante viaggino tutti coi cappottoni e nonostante il calore generato dai corpi dei numerosi pendolari sia di elevati gradi centigradi] ne tanto meno d’estate dove cerco il più possibile di evitare quelle saune infernali su rotaie.

Detesto poi il contatto fisico con persone che non conosco specialmente quando assumono forma di “folla” [no comment poi su odori e disagi corporei vari]. Sarà per questo che non amo molto andare a manifestazioni o concerti.

La noia penso che la odino un po tutti no? Io detesto starmene a non far niente, a passare del tempo non produttivo. Che non vuol dire fare qualcosa di pratico o socialmente utile, ma semplicemente evitare di star seduto a guardare il vuoto per 50 minuti. Una volta in ospedale, in attesa di essere chiamato, mi sono letto 10mila volte lo stesso opuscolo sui rischi del diabete. Per dire…

Ma chiudendo parentesi, dicevo? Ah si, i 90/100 minuti di pendolio in metro.

sleep-underground

All’inizio, mooolto inconsciamente, credevo di potermela cavare trastullandomi col telefonino come fanno i giovini d’oggi: musica nelle orecchie, scrolling su Facebbok, partitone di Angry Birds, sfide a Ruzzle [quando andava di moda Ruzzle] e via discorrendo.
Poi ho cominciato a portarmi dietro qualche fumetto [benedetti spillati]. Credevo fossero perfetti perché, al contrario dei libri, erano letture brevi [64 pagine solitamente composte da 2/3 numeri americani] e tra un cambio di linea ed un altro non c’era il rischio di perdere la concentrazione o il filo della storia.
Il formato degli spillati però non sono stati progettati per i viaggi in treno a quanto pare [ci avevano visto lungo le sorelle Giussani], visto che la loro apertura alare non consente una felice convivenza con i collega pendolare seduto al tuo fianco [specialmente se dalla corporatura cetacea]. Per non parlare delle infinite attese in stazione in cui inevitabilmente [impossibilitato a proseguire con la lettura fumettistica] la mia attenzione veniva risucchiata dal rettangolo delle Bermuda altrimenti noto come smartphone.

Alla fine i libri sono venuti in mio soccorso.

Ho ripreso qualche giallo che avevo letto tempo fa e abbandonato chissà dove [un convenientissimo restyling competo del mio salotto ha aiutato a riportare a galla reperti ormai dimenticati], poi ho cominciato con qualche libro sparso in casa che non ho mai avuto interesse ad aprire [per una questione di genere e gusti] ora invece scelgo accuratamente le mie letture che, con grande sorpresa, non vengono per nulla rovinate dalla frenesia degli altri pendolari, dalla calca, dai rumori [tengo sempre comunque gli auricolari], dai cambi di linea ecc.
Anzi, mi aiutano ad isolarmi totalmente dal mondo, ma al contrario del telefonino la mia attenzione è interamente rivolta verso storie e mondi meravigliosi. O bè, magari non meravigliosi ma comunque più interessante di qualsiasi cosa venga postata su Facebook.
Tutto ciò che odiavo prima della quotidiana traversata verso l’ufficio ora non mi tange più, anzi è diventato uno dei miei momenti preferiti della giornata [se mi sentisse il mio io di qualche tempo fa mi prenderebbe a schiaffi]. Anzi, vorrei quasi durasse di più!

Il che ogni tanto accade per davvero, tempo fa per esempio [come sempre più spesso accade] la metro è rimasta bloccata a causa di un guasto [poi rivelatosi essere un tentato suicido…poi rivelatosi essere un riuscito suicidio] e mentre tutti imprecavano, bestemmiavano, sbattevano i piedi, sbuffavano come draghi e telefonavano a casa manco fossero in ritardo per la fine del mondo, io sono rimasto tranquillamente e felicemente seduto a divorare il mio libro [Io Robot” di Asimov] arrivando persino a leggermi ben 2 dei racconti [di solito arrivavo a uno per viaggio] contenuti nell’antologia.

Uno dei giorni feriali più belli della mia vita.

Comunque nonostante ora divori un libro dietro l’altro, non mi sento lo stesso di definirmi un assiduo lettore ne tanto meno un amante dei libri perché continuo comunque ad avere enormi lacune a livello letterario, perché è a tutti gli effetti più uno svago che una “vocazione” [al contrario del cinema per esempio] e perché ho una gamma abbastanza limitata di genere di mio interesse [no grazie libri storici e vade retro libri fantasy].

Nonostante tutto ora mi riesce difficile immaginare la mia vita senza un buon libro in mano.

E questo è quanto ragazzacci! Spero di non avervi annoiato troppo e se vi va di raccontare qualche storia o aneddoto sulla vostra passione [o non passione] sui libri, io e il mio spazio commenti siamo tutti orecchi!

Alla prossima!

orso-libro

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13 thoughts on “IO E I LIBRI: UNA STORIA DIFFICILE MA CON IL LIETO FINE

  1. Prima ti faccio una domanda: usi libri cartacei o un ebook?
    (te la faccio così, tanto per, dato che io dopo una vita passata a crocifiggere chi abbandonava la carta ora sono un felicissimo utilizzatore di Kindle…)

    Effettivamente la lettura aiuta a riempire i tempi morti della giornata: quando si va al bagno, quando si è in fila alle poste o dal dottore, quando si è fermi al passaggio livello. Abito in provincia, quindi i miei tempi morti per andare al lavoro sono ridottissimi eppure, proprio come te, sento la stessa esigenza. Ormai mi porto il Kindle dietro OVUNQUE e mi capita di mettermi a leggere anche quando trovo il semaforo rosso…

    Ti lascio con una considerazione: non esistono letture di serie b e di serie a, nemmeno di serie c. Esistono le LETTURE, punto. Voglio dire, è sempre un discorso prospettico: 200 anni fa gli autori dell’epoca erano sicuramente considerati autori minori perchè contavano solo i GRANDI CLASSICI dei secoli precedenti, e lo stesso discorso valeva per i generi. Non mi stupirei se i nipoti dei nostri nipoti dei nostri nipoti studieranno Asimov a scuola o Philip Dick all’università o perchè no addirittura un Camilleri.

    Quindi goditi le tue letture e sentiti orgoglioso per esse 🙂

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    • Ora che faccio un copioso consumo di libri ho pensato più volte di prendermi un Kindle. Però [e non voglio per niente fare il tradizionalista rompiballe] non riesco a fare a meno della carta 😀
      Poi chissà, magari appena prendo in mano un e-book me ne innamoro, ma per ora mi è proprio difficile immaginare di leggere un libro [o peggio ancora un fumetto] su una tavolozza. Ma mai dire mai!

      Ti ringrazio molto per il discorso che hai fatto sui tipi di letture. Il mio non voleva essere un discorso di categorie [odio queste tipo di etichette, non vedo perché uno non possa godersi la visione di un Kubrick e di un Emmerich allo stesso modo, e su questo so che la pensiamo allo stesso modo 🙂 ], semplicemente non volevo paragonare il mio “svago” con quello che qualcuno considera “passione”.

      Ma alla fine è come dici tu, bisogna godersi tutto quello che si legge e tanti saluti al resto 🙂
      Grazie Lap!

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  2. Quando si dicono le coincidenze… avevo appena finito di commentare la tua meravigliosa recensione (non uso il superlativo assoluto a c***o, ma con cognizione di causa, si sappia!) sulla versione di Daredevil di Kevin Smith, che mi accorgo di un altro tuo articolo, uscito a ridosso dell’altro, anzi uscito prima e con persino una mia citazione… ma si sa che il servizio notifiche di WordPress è come il computer alieno dell’astronave di Indipendence Day, ossia compilato nel codice dal team di scimmie dell’ultimo video dei Coldplay (ah, sono in computer graphic? Beh, allora diciamo un gruppo di scimmie da un qualsiasi docu di Discovery Channel…).

    Ovviamente, nel rispetto dei tempi, avrei parlato prima di questo tuo post, ma l’occasione del delay-time mi permette di ricollegarmi a quanto detto nell’altro mio commento di oggi, ossia alla tua versatilità di registro lessicale e narrativo, alla varietà dei toni di cui disponi, che ti permette, laddove l’oggetto del post lo permetta ed anzi lo richieda, di usare alternativamente lo stile compito e divulgativo dell’abile recensore (un taglio saggistico e rilassante, utile quando presenti un’opera da leggere e da analizzare in modo non barbiturico, come il Daredevil di cui sopra)  e quello di contro invece più confidenziale, quasi gergale, annullando la distanza tra te che scrivi e racconti ed il lettore.

    Una grande abilità con cui hai scritto di fatto un post di risposta al mio, una tua personale versione dei fatti, una confidenza, una pagina di diario (anzi, tante pagine!) persino avvincenti (la metropolitana, il viaggio, le foto, una sinfonia con taglio sit-com in cui sollo sfondo si vedevano i characters di The Big Bang Theory e Friends).

    Un grande articolo, El Burrito, che mi sono divertito a leggere e che mi ha regalato bellissime emozioni e stimoli culturali, su cui potrei restare a chiacchierare con te per ore!

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    • Quindi non sono l’unico ad avere problemi con le notifiche! Meno male, credevo di aver rotto WordPress! 😀

      Ti ringrazio per le tue considerazioni, il tuo post era talmente bello e personale che non potevo non risponderti con altrettanta sincerità!
      Come dicevo sopra con questo post volevo anche iniziare a scrivere qualcosa di più personale e confidenziale [come hai perfettamente descritto tu “annullando la distanza tra chi scrive e chi mi legge”]. Non perché ami parlare di me stesso [non sono vanesio fino a questo punto] ma perché trovo bello che tra bloggers ci sia questo particolare rapporto [di articoli sui premi Oscar se ne trovano a migliaia in qualsiasi sito specializzato, ma poterne parlare con qualche compagno di WP è tutta un’altra cosa 🙂 ]

      PS: a proposito dei Colplay, ma che tu sappia il video con gli scimpanzé è stato realizzato in qualche particolare modo?
      Perché ne ho sentito tanto parlare, ho visto anche dei servizi sui telegiornali sul fatto che abbiano impiegato 6 mesi per realizzarlo, tecnologie avanzate, cazzi, mazzi….io l’ho visto il video ed è abbastanza penoso 😀 Perchè tutta questa attenzione verso quel video?

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