VELOCE COME IL VENTO – RECENSIONE – VACCABOIA!

Si possono dire tantissime cose sul cinema italiano sia in positivo che in negativo, ma una cosa la posso affermare con assoluta certezza: non sappiamo fare i trailer.

È innegabile, non li sappiamo fare.

Prendiamo degli spezzoni a caso e li montiamo a random senza delineare minimamente la trama del film, si punta sulla risata [anche per film NON comici] inserendo battute ovunque e parolacce come se piovessero, una canzone di Elisa o Gianna Nannini a fare da contorno e titolone sia alla fine che a metà trailer [così, senza motivo].

Per la maggior parte delle persone non sarà un problema [anche perché l’80% dei film è sempre la solita solfa] ma io la soffro molto questa cosa perché amo i trailer in primis, ma soprattutto perché la cosa non mi aiuta minimamente a dare fiducia ad un film che potrebbe rivelarsi diverso dal solito.

Quando però sono andato a vedere LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT [la cui campagna marketing aveva già fatto passi enormi in avanti] in mezzo a tutto quel pattume di battutacce e montaggio da minorati mentali che erano i trailer dei film italiani in uscita [non chiedetemi quali perché manco li ricordo tanto mi son piaciuti] mi sono imbattuto in un trailer non figo, di più!
Un trailer su un film che non avevo mai sentito nominare, un montaggio serrato, una fotografia da Oscar, personaggi delineati perfettamente in meno di 2 minuti, Sail degli AWOLNATION in sottofondo [quando mai?], un trailer che se non avessi sentito Accorsi parlare in romagnolo avrei pensato fosse un film americano.
Insomma un trailer che finalmente instillasse la curiosità e che mi facesse dire “Questo film lo DEVO vedere perché sarà una figata“.

E?

E si, è una figata!

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Nostro signore del sangue che corre nel buio delle vene,
reggi il mio braccio sul volante
regola la forza dei miei piedi su acceleratore e freno
proteggimi
e fa che niente mi accada.

Questa è la preghiera che la giovane Giulia [la scoperta Matilda De Angelis] si ripete all’inizio di ogni gara, una preghiera che sembra funzionare sulla pista ma non nella vita.
Tutti i personaggi di questo film sono persone che hanno perso molto e che si ritrovano a lottare insieme nonostante gli evidenti problemi tra di loro. Questa non è una favola, è la vita.

Il film di Matteo Rovere [parzialmente ispirato ad una storia non del tutto vera], deve molto al cinema americano: dalla classica lotta per la casa, all’eroe caduto in disgrazia alla ancor più classica gara che può risolvere tutti i problemi.
Perché è inutile prendersi in giro, inutile fare gli amanti del bel paese e parlare di fierezza della qualità made in Italy, qui non stiamo parlando di mozzarelle, stiamo parlando di cinema e il cinema americano come arte [ma ancor di più come industria] al momento è al top of the world. E che male c’è a rifarsi ai migliori?

Rovere e Domenico Procacci [produttore] sembrano aver capito che il cinema nostrano ha bisogno di versatilità. Basta commedie, basta film di natale, perché non fare un film di genere? Perché non fare un film su delle gare automobilistiche? Perché non dargli un taglio moderno e cazzuto che si rifaccia a classici come RONIN o opere più recenti come RUSH? Perché non fare un film come vogliamo noi invece di fare quello che si aspetterebbero tutti?

E quindi eccolo qui VELOCE COME IL VENTO, eccolo qui il perfetto ibrido tra il loro cinema e il nostro cinema, eccola qui l’occasione che tanto stavamo aspettando per rinnovarci, eccola qui una pellicola di cui essere fieri di esportare e mostrare al resto del mondo [che non sia la solita melensa e raffinata opera d’autore].
Se fossi un intenditore d’auto direi che “Ha la scocca americana e il motore tricolore“.
Se fossi un recensore serio direi che “Il film ha uno stile hollywoodiano ma un cuore italiano“.
Ma sono solo un cazzone che è rimasto folgorato da questo splendido film e vi dico che “È figo da paura! E pensa un po è stato fatto da noi!“.

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Mentirei se dicessi di conoscere Stefano Accorsi come attore. Non lo conosco così bene ma posso dire con tranquillità che in questo film è a dir poco irriconoscibile!

Ha lavorato sul suo fisico come un Chris Bale in THE FIGHTER [sono dichiaratamente molte le ispirazioni al film di David O.Russel], ha preso [o ripreso] un accento emiliano romagnolo [la “lingua dei motori” come la definisce il regista] e si è tuffato nei panni di questo tossico dipendente in maniera TOTALE. Dal modo di parlare, di muoversi, di fare piccoli gesti come afferrare un oggetto, l’interpretazione di Accorsi è incredibile. Difficile credere che non abbia assunto veramente qualche sostanza [o magari si, difficile capirlo tanto è bravo 😀 ].

Grandiosa anche la performance della giovane ed esordiente Matilda De Angelis [da che mi è dato sapere qui al suo primo rodeo] che regge parte del film sulle sue spalle. C’è chi la definisce la Jennifer Lawrence italiana, non saprei, è ancora un po acerba ma il potenziale c’è tutto.
Fra l’altro la decisione di far ruotare il film intorno a un personaggio femminile è lodevole ma [e questa forse è l’unica pecca del film] il personaggio di Accorsi ruba letteralmente tutta la scena. È più sfaccettato, più divertente e più colorato mentre il personaggio di Matilda è più pacato e monocorde [anche se volutamente così].

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La regia di Rovere è straordinaria! Passa dalla furia di una corsa all’intimo di un confronto accompagnando perfettamente quella che è l’intera storia.

Questo infatti non è un film sulle corse, è un film che usa le auto come strumento [o metafora] per raccontare la storia e la vita di queste persone. La ragazzina che è dovuta crescere troppo presto per potersi prendere cura del fratellino, un ragazzino che nonostante tutto non sorride mai [allegria” lo chiama Loris], l’ex campione ora tossico dipendente che deve decidere se riappacificarsi con la sua famiglia o proseguire per la sua strada, se farsi di eroina o tornare a dipendere solo dall’eccitazione e dall’adrenalina di una corsa.
Questa è la storia di una famiglia, un gruppo di persone che ha corso per tutta la vita e che si ritrova ancora una volta a dipendere dalle auto per la propria sopravvivenza. Solo che questa volta si ritrovano [loro malgrado] insieme.

Ma non aspettatevi un film piagnone o drammone, c’è molta azione, c’è molto divertimento, la storia viene raccontata senza sbavature, senza esagerazione e con tanta cura e onestà.

Non si potrebbe chiedere di più da un film così.

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Non è vero che in Italia si producono solo cinepanettoni.
Ogni tanto qualche film interessante spunta fuori, ogni tanto qualcuno se ne accorge, ogni tanto si evita di fare gli schizzinosi [e io sono il primo a farmi problemi coi film italiani] e lo si va a vedere e spesse volte si esce dalla sala abbastanza soddisfatti commentando con un “carino“, “interessante“, “niente male“.

Sapete qual è stata invece la prima cosa che mi è passata per la mente dopo aver visto il film di Matteo Rovere?
Figata“.

Perché non è di un “interessante” che abbiamo bisogno, il nostro cinema necessita di uno scossone, di una spinta, di un qualcosa che ci faccia uscire da questa tana sicura fatta di commedie e drammoni [ogni tanto qualche poliziesco/mafioso] in cui si sono rintanate le produzioni degli ultimi anni e proiettarci verso qualcosa che ci possa far esclamare “figata!“.

Figata come una regia sicura e sfrenata ma perfettamente calibrata.
Figata come una fotografia che nulla ha da invidiare ai colleghi hollywoodiani.
Figata come dei personaggi incredibilmente umani e una recitazione praticamente perfetta.
Figata come l’inimmaginabile trasformazione fisica di un attore che decide di dare TUTTO per il film.
Figata come cazzutissimi inseguimenti e corse in auto.
Figata come una colonna sonora che evita gli abusati Ligabue e Gianna Nannini e ha l’ardire di sfruttare canzoni che vanno dall’elettronico al dubstep con tutto quello che ci sta in mezzo.
Figata l’intero film!

Figata perché si sente fin da subito che in questa pellicola c’è cuore, c’è passione, c’è la voglia di spaccare tutto, di spingersi oltre il limite e di fare tesoro della frase di Mario Andretti che apre il film e che recita “Se hai tutto sotto controllo vuol dire che non stai andando abbastanza veloce“.
Perché il cinema italiano è andato troppo piano per troppo tempo, è arrivato il momento di muovere un po il culo.

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14 thoughts on “VELOCE COME IL VENTO – RECENSIONE – VACCABOIA!

  1. Semplicemente stupendo! Questa è veramente una stagione bellissima per il cinema italiano. Il film è poi girato benissimo, la regia sa essere sobria e tranquilla nei momenti in cui i personaggi si rapportano tra loro e adrenalinica durante le corse e gli inseguimenti. Per non parlare poi degli attori…

    Ci farò anch’io una recensione. Le persone devono vedere questo film così come dovrebbero recuperare Lo chiamavano Jeeg Robot.

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  2. Mi unisco all’amico Lapinsu per farti i complimenti e per dirti che anch’io sto sentendo così tanto parlare bene di questo film che ho paura… certo è tuttavia che le persone che lo stanno esaltando sono le medesime di cui mi fido tantissimo, perciò vado sul sicuro!

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