CARRIE FISHER – A FORCE OF NATURE, A HOPE FOR ALL

Un ribelle, insieme ad alcuni suoi sventurati compagni, fugge disperato a bordo di una corvetta corelliana con in mano un importantissimo oggetto che stringe a se più forte della vita stessa.
Alle sue spalle un demonio, un povero diavolo vestito di nero con in mano un’arma terrificante, incandescente come le fiamme di un vulcano. Davanti a lui e suo unico obbiettivo una donna, una splendida principessa vestita di bianco con un’improbabile acconciatura in testa ma con occhi grandi e sognatori come quelli di una fanciulla.
Il carico viene consegnato.

Qualcosa viene inserito all’interno di un droide dalla forma cilindrica, criptiche parole vengono dette a un misterioso destinatario, numerosi soldati cadono affinché tutto ciò avvenga.

Quello che il soldato ribelle portava e per cui ha dato la vita non era un’arma segreta per vincere una guerra e non erano neanche i piani di un qualche minaccioso e sabotato “pianeta killer”. No, ciò che trasportava e che la principessa a fatto in modo di far arrivare alle persone giuste affinché venisse diffuso all’universo intero era speranza, semplice e pura speranza.

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Per molti questo accadeva quasi quarant’anni fa in un cult movie che porta molti nomi [Star Wars, Episodio IV, A New Hope] ma da noi inizialmente conosciuto semplicemente come Guerre Stellari.

Per altri invece è accaduto solo pochi giorni fa in un nuovo capitolo di quella memorabile space opera che ha fatto la storia del cinema, un maestoso e magnifico prequel/sequel intitolato Rogue One.

Ma per i fan di Star Wars questa scena valica il tempo e gli anni dei suoi stessi creatori ed interpreti, è stato l’inizio degli inizi, il pronti via di un’avventura spaziale durata quarant’anni e ancora perfettamente in forma, forse viva oggi più che mai.

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L’epopea di George Lucas si apriva così, con una fuga, una guerra e l’entrata in scena di quello che sarebbe diventato il più iconico dei villain. Ma tutto prende una piega diversa non appena vediamo la principessa Leila [o Leia, le precisazioni almeno per oggi lasciamole stare] il primo volto amico che vediamo nella pellicola [se escludiamo il capoccione dorato di C-3PO e quello arrotondato di R2]. Un personaggio certamente singolare.

Il droide dorato si riferiva a lei chiamandola “principessa” ma quella Leia di principesco aveva ben poco: si muoveva furtiva mentre nascondeva un misterioso messaggio nei circuiti del droide cilindrico, impartiva ordini come fosse un generale di guerra [ruolo che andrà a ricoprire molti anni dopo in Episodio VII] e impugnava una pistola pronta ad affrontare le truppe imperiali e chissà, forse Darth Vader in persona.

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Nessuno poteva saperlo ma Leila sarebbe diventata nel tempo una silente precorritrice della figura femminile forte nel cinema d’azione e di fantascienza. Al pari di una più nominata Ripley e di una più famosa Wonder Woman, la principessa Organa sarebbe stata d’ispirazione per intere generazioni di attrici intenzionate più che mai [specialmente negli ultimi anni, supportate per non dire spinte dalle major cinematografiche] a dominare il panorama cinematografico action, comprese le due eredi starwarsiane Rey [Daisy Ridley] e Jyn [Felicity Jones] che tengono alto l’onore della donna “cazzuta” nell’universo ideato da Lucas.

E il merito è tutto dell’attrice che prestò il volto a quella principessa.

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Carrie Fisher si è spenta sul finire di questo maledetto 2016 a soli 60 anni ed il suo retaggio è più vivido che mai, tanto forte quanto taciuto.

In questi giorni difficilmente qualcuno riuscirà a nominarla senza inserire “Star” e “Wars” all’interno di una frase. La sua carriera non è stata tra le più celebri ma questo non significa che sia stata insignificante.
Carrie Fisher ha avuto molti alti e bassi ma mai, MAI ha perso di vista la sua identità. Con la sua bellezza e il suo corpo sarebbe potuta diventare facilmente una femme fatale del cinema, invece come principessa Leila era forte autoritaria e con le “curve” perennemente nascoste da tuniche e divise militari [certo, più avanti la vedremo nella celebre versione “slave” ma quella è solo una delle tante discusse pieghe che intraprenderà la trilogia originale]. A un certo punto della sua carriera poteva affermarsi come scrittrice, addirittura come sceneggiatrice ma non ha mai compiuto il grande passo. Forse la fama non faceva per lei, forse quel personaggio di fantasia le era bastato, forse non voleva il peso che avrebbe comportato.

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Carrie Fisher si è scottata una volta entrata ad Hollywood, è stata sedotta dai tanti vizi che negli anni ha mietuto numerose vittime [compreso John Belushi, suo collega in The Bluse Brothers con cui condivideva non solo il set ma anche i problemi di droga, problemi che rischiava di costargli la carriera e che invece è costato tutto al povero Belushi] ma ha saputo superare anche quei momenti. Non solo si è disintossicata ma ha trovato anche la forza e la voglia di parlarne, di scrivere e farne dei libri, uno dai quali è stato prodotto anche un film diretto da Mike Nichols e con Meryl Streep come protagonista.

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Questa era Carrie Fisher. Diretta, forte e determinata ma anche simpatica, pungente e dannatamente autoironica. Voleva diventare un’attrice come sua madre e lo è diventata. Voleva [ha dovuto] superare i suoi problemi di droga e li ha superati. Voleva parlarne col mondo intero e l’ha fatto.

In queste ore Steven Spielberg [con cui ha collaborato per lo script di Hook] ha voluto ricordarla così: “Ho sempre ammirato Carrie. Le sue osservazioni mi hanno sempre fatto ridere e sussultare allo stesso tempo. Non aveva bisogno della Forza. Era lei stessa una forza della natura, di lealtà e di amicizia“.
Credo che non esista frase migliore per descriverla.

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Solo qualche giorno fa i fan di tutto il mondo venivano a conoscenza dell’improvviso attacco che l’aveva colpita durante un viaggio aereo. Ma solo poche ore dopo i medici l’avevano dichiarata fuori pericolo. La signora aveva la pelle dura.
I giorni successivi sono stati un via vai di notizie e aggiornamenti sul suo stato di salute, i suoi parenti rassicuravano tutti dello scampato pericolo ma i fan sono rimasti col fiato sospeso nell’attesa e nella speranza [sempre la stessa dannata e meravigliosa speranza che ha accompagnato la sua e le nostre vite] che si risvegliasse e tornasse più forte di prima per concludere la saga cinematografica che lei stessa aveva inaugurato in quel mai troppo distante 1977.
Ma così non è stato.

E proprio ora che, dopo tanti anni, si era finalmente riconciliata con il suo alter ego, una relazione che non ha mai avuto fine ma con cui non deve essere stato semplice convivere. Ne Il Risveglio della Forza la principessa Leia appariva esattamente come la Carrie Fisher che il mondo conosceva. Per uno strano scherzo del destino entrambe avevano dovuto affrontare grandi problemi personali ma entrambe ne erano uscite a testa alta ed entrambe apparivano forti come querce e determinate come uragani, pronte ad affrontare nuove e difficili sfide.

Una forza della natura l’ha definita Spielberg. Diavolo se lo era.

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Riposa in pace principessa.

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9 thoughts on “CARRIE FISHER – A FORCE OF NATURE, A HOPE FOR ALL

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