MARVEL’S THE PUNISHER – RECENSIONE – L’UOMO DIETRO AL TESCHIO

Tutto quello che non sapevate di voler vedere sul Punitore condensato in 13 intensi episodi da 50 minuti ciascuno“.
Così mi verrebbe da descrivere questa prima stagione di Marvel’s The Punisher.

I più preparati di voi sapranno che questo non è il primo adattamento live-action del Punitore. Per essere più precisi Jon Bernthal è il quarto attore ad impersonare Frank Castle [dopo Dolph Lundgren, Thomas Jane e Ray Stevenson] e, contando il corto Dirty Laundry e la seconda stagione di Daredevil, questa è la sesta volta che vediamo un prodotto audiovisivo con protagonista il Punitore.

Numeri non proprio incoraggianti per chiunque si sia trovato a dover scrivere questa prima stagione di The Punisher!
Trovare qualcosa di nuovo da dire era impossibile ma, detto sinceramente, neanche tanto necessario, no?
Insomma cosa volevate da una serie con protagonista il più violento e binario anti-eroe della Marvel? Romanticismo? Sentimento? Ironia? Umanità? Certo che no!
Volevamo [me compreso] violenza gratuita e un sacco di scene d’azione!

Ebbene qua di azione ce n’è veramente poca [molta meno rispetto a DAREDEVIL, forse al pari di JESSICA JONES che è tutto fuorché una serie action] e la violenza è centellinata e condensata a pochi momenti chiave. Eppure la prima serie in solitaria di Frank Castle riesce a tenere alta l’intensità per tutti i suoi 13 episodi senza quella stanchezza e forzatura che si sono sentiti invece in serie come LUKE CAGE e IRON FIST [che ironicamente avevano molti più elementi e molto più da dire rispetto a The Punisher].

Com’è possibile tutto ciò? No, non è una domanda retorica, veramente ve lo sto chiedendo!

Perché proprio non riesco a capire come il Punitore, quello che fredda mafiosi a colazione e dorme con un arsenale sotto il cuscino, sia potuto diventare una delle serie supereroistiche più belle, mature e umane che ci siano in circolazione pur mantenendosi basso sul profilo “punizione”.

Stento anche io a crederci [più che altro, col senno di poi, per l’ovvietà della cosa], ma sembra che in qualche modo umanizzare il Punitore allontanandosi il più possibile dall’icona e dallo stereotipo di macchina da guerra che oramai tutti conosciamo, funzioni!

Tutti conoscono il Punisher, tutti sanno quali sono i suoi metodi e il taglio che hanno le sue avventure, tutti conoscono il teschio della sua maglietta e cosa hanno deciso di fare gli sceneggiatori della serie? Gliel’hanno tolto il teschio. Letteralmente.

Niente più Punitore, niente più carneficine, niente più mafiosi sfigurati o wrestlers sovietici, niente più pioggia di proiettili.
Alla fine cosa resta allora se non un semplice essere umano con dei [serissimi] problemi? Un poveraccio con un lutto alle spalle, con un trauma post servizio militare, oramai solo al mondo?

Certo, il fascino del Punisher sta nell’aver superato questi problemi [o meglio, nell’aver fatto pace con se stesso riuscendo a conviverci] e sfruttare la propria rabbia al servizio del “bene”, ma spogliandolo delle sue caratteristiche, del simbolo della morte che si porta sempre sul petto, non lo rende più interessante? Più umano? In qualche modo più vicino ad un normale essere umano anziché ad una semplice macchina da guerra?

Chiariamoci, non si tratta di dargli delle motivazioni [quelle non sono mai mancate e non sono difficili da capire] né tanto meno di giustificare quello che fa [come disse Garth Ennis a proposito della sua celebre serie a fumetti dedicate al Puni, “Nessuno cerca di difendere, giustificare o perdonare le azioni di uno sterminatore di massa, si tratta solo di intrattenimento, di semplice divertimento di cui si può godere senza scomodare la propria coscienza], qui si parla di riscoprire la sua storia e, in qualche strano modo, di analizzarla per arrivare ad una facile conclusione: nel mondo [per lo meno in questo mondo] esiste un solo Punitore ma ci sono un infinità di Frank Castle!

Alla fine è un po’ di questo che si parla.

Padri di famiglia che fanno [o avrebbero fatto] di tutto per proteggere i propri cari. Soldati che con la mente non riescono più a tornare dalla guerra. Agenti di polizia che cercano di proteggere le fragili leggi che governano il mondo e si ritrovano a loro volta a infrangerla.
Qualunque di queste persone sarebbe potuta diventare il Punitore e la serie riesce scaltramente a raccontarci la loro storia mente si ripercorre quella del nostro Frank Castle.

E quindi il protagonista della serie intitolata “The Punisher” non è più solo il caro Frank, ma lo è anche David Lieberman alias Micro, uno dei personaggi più belli e profondi dell’intero universo Marvel [completamente stravolto dalla controparte cartacea…ma stravolto in meglio], il cuore dell’intera serie, quello per cui si stringono i denti e si versano le lacrime; Curtis Hoyle un altro incredibile e umanissimo personaggio, l’ex soldato che cerca di aiutare, l’uomo che cerca di essere forte per chi forte non lo è [oltre ad avere, a un certo punto, un ruolo simile alla Claire Temple di Rosario Dawson…solo meno irritante]; Dinah Madani, l’agente di polizia lì per lì cagacazzo, ma quella per cui si finisce per fare il tifo; Lewis Walcott un personaggio che di questi tempi è talmente reale da essere il più spaventoso di tutti.

Personaggi tridimensionali a cui ci si affeziona subito, personalità che a un certo punto della loro vita potevano diventare dei “Punitori” e che orbitano nella sottile linea della legge, che compiono scelte difficili e che compongono la colonna portante di questa straordinaria serie tv.

E poi certo, c’è anche l’azione e la violenza. Non tanto quanto ci si aspetterebbe, non si cerca di infilare a forza dei combattimenti come in un Arrow qualsiasi [ma lì lo scopo della serie è per forza di cose diverso] e forse proprio per questo le poche scene action che vediamo sono oro puro, ben gestite, straordinariamente dirette e soprattutto mai superflue [una su tutte, il lungo inseguimento tra i boschi, scena straordinaria].

C’è molto sangue, molta violenza [è tutto molto crudo eh, questo va detto] e anche un po’ [tanti] riferimenti alla difficile situazione dei veterani negli USA e all’uso delle armi in America [ma è giusto così, esattamente come era giusto parlare della violenza sulle donne in JESSICA JONES e dei problemi del popolo afroamericano in LUKE CAGE].

E una menzione d’onore, ovviamente, la merita anche Jon Bernthal, l’attore che con la sua faccia da uomo di neanderthal e la sua camminata da mostro di Frankenstein è riuscito a fare un lavoro magistrale sul suo Frank Castle [il quarto, ricordiamolo].
Difficile dire se sia un Punisher perfetto, ma visti i suoi ruoli passati [praticamente tutti dei proto-Punisher] diciamo che il personaggio gliel’hanno cucito addosso.

Dopo il pessimo LUKE CAGE, lo zoppicante IRON FIST e, in tutta onestà, il gustoso quanto inutile THE DEFENDERS, il sodalizio tra Marvel e Netflix aveva bisogno di uno scossone, di una bella raddrizzata prima che l’universo urbano del MCU crollasse definitivamente.

Gli sceneggiatori si sono presi un bel rischio togliendo fisicamente il teschio dal petto di Frank Castle spogliandolo metaforicamente di tutte le caratteristiche che il pubblico non vedeva l’ora di vedere nella sua serie in solitaria, eppure la cosa ha funzionato alla grande! Il rischio ha ripagato con un frutto gustoso, maturo e che piscia in testa alle tre serie appena nominate [scusate il francesismo].

Forse si rovina giusto sul finale con un happy ending per nulla richiesto, ma sono piccolezze su cui tutto sommato si sorvola sopra [anche perché, guardando più in grande, non sappiamo se apparirà in altre serie Marvel, magari c’è dietro un piano che noi come semplici spettatori ignoriamo].

Il fighissimo poster disegnato dal grande Quesada!

Leggerete in giro che la serie è lenta, che fatica a decollare e che è parecchio forzata. Non credeteci.
Dimenticatevi del teschio, dimenticatevi dei fumetti che avete letto e dei film che avete visto, esattamente come per la prima stagione di DAREDEVIL, come il BATMAN di Nolan o il LOGAN di Mangold, dimenticatevi il mito e lasciate che siano i personaggi a parlare e vi ritroverete davanti ad una serie sorprendente con un Punitore inaspettato.

Per parafrasare l’iconica battuta di un cinefumetto che non ha certo bisogno di presentazioni: non il Punisher che volevamo, ma quello di cui avevamo bisogno.

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11 thoughts on “MARVEL’S THE PUNISHER – RECENSIONE – L’UOMO DIETRO AL TESCHIO

  1. E soprattutto il Thor di Waititi 😛
    Ancora devo vederlo, come ben saprai sono indietrissimo con queste serie e la cosa non è migliorata, mi sono arenato al sesto episodio di Jessica Jones ma nel frattempo ho visto tutto Prison Break, Inumani (Inumani, per Dio!), iniziato Gifted e quasi finito Stranger Things 2. Non riesco a trovare lo stimolo e spirito per guardarle, boh.

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    • Siamo sulla stessa barca XD
      Fortuna che tra un po’ iniziano le pause invernali perché non riesco più a starci dietro a tutte ste serie supereroistiche [oramai sto guardando solo quelle]. Mò è iniziato pure Runaways!
      Comunque lode e gloria a te e a chiunque come noi ha avuto il coraggio di arrivare fino alla fine di Inhumans. Mai vista una aberrazione simile :/

      The Gifted come ti sembra? A me sta piacendo molto. Per carità nulla di nuovo o rivoluzionario, ma mi sta prendendo e fra tutte le altre serie che seguo [Gotham, l’arrowverse, quella merda di Inhumans che grazie a dio è finita] è quella che guardo più volentieri al momento.

      PS: ma sei fermo a Jessica Jones nel senso che non hai visto neanche la seconda di Daredevil? O Devil te lo sei sparato tutto di fila?

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  2. Ho compiuto gli anni recentemente (non ce n’è traccia in giro perché avevo appositamente tolto da tutti i social la segnalazione della mia data di nascita, allo scopo di non ricevere stucchevoli auguri solo perché un sito ricorda agli utenti le ricorrenze) e questo mi rende più vecchio…

    Sono anche in sovrappeso (ne parlerò in modo tangenziale nei commenti dell’ultimo post dell’amico Lapinsu…) ed ho guardato perplesso un tuo video, sul tuo profilo FaceBook, in cui fai sollevamento pesi…

    Ora leggo l’ennesima tua recensione in cui dimostri una maturità come recensore che io non ho mai nemmeno raggiunto (non sono un falso modesto, so di mettere impegno in quello che scrivo e che mi documento molto più di tanti altri prima di sputare le mie abituali sentenze da maestro jedi in pensione, ma tu hai una “cifra” stilistica, una capacità di circumnavigare le questioni senza annoiare che ti invidio!) ed io sono qui a pensare se fare finta di niente e parlare solo di Frank Castle oppure se dirtelo…

    Perciò te lo dico subito: sei bravo, sul serio (immagina mentre lo dico l’espressione che aveva Deadpool quando guardava in camera ed ammetteva con gli spettatori che la battuta appena pronunciata da Francis era davvero buona…).

    Venendo alla fiction, concordo con te sia sul giudizio complessivo, sia sui dettagli: per me è stata una sorpresona, giacché mi aspettavo (temevo?) un bagno di sangue, una serie di vendette e purghe omicide che , inevitabilmente, avrebbero reso la serie forse più spendibile nell’immediato, ma dimenticabile sulla lunghezza (zero personalità = zero memoria) ed invece Steve Lightfoot (coadiuvato da un team di sceneggiatori assolutamente fedeli all’impronta fissata dallo stesso Lightfoot) ha regalato a tutti un’ottima serie drammatica, con una storia forte anche se già nota (ma quello citazionista nello storytelling è il marchio di fabbrica del network, non ci dimentichiamo, per il quale ogni fiction è di fatto una rimasticazione di qualche cult) e soprattutto interpretazioni impeccabili!

    Fai bene a paragonarlo a Jessica Jones, perché ne condivide la compattezza narrativa, ma anche la stessa intensità drammatica, con un’unica eccezione: il quarto episodio, “Resupply“, scritto da quel coglione di Dario Scardapane (di Seattle, malgrado il cognome possa trarre in inganno), è una delle cose più stupide viste in tv, con quella specie di sfida da cowboy urbani tra l’incredibilmente antipatica Madani (le ho augurato come personaggio di morire non so nemmeno quante volte, maledetto clone in versione medio-orientale della invece adorabile Misty Knight…) ed il nostro Castle! Per favore… un neo da cancellare…

    In compenso, gli sguardi di Jon Bernthal sono una goduria, grandissimo! Riesce a rappresentare in modo perfetto l’archetipo del soldato americano che obbedisce agli ordini e che ama la sua patria ma che riesce in qualche modo a soppravvivere anche al Post-Traumatic Stress Disorder o PTSD, che imperversa oramai in tutti i film statunitensi action) e poi grande prova di credibilità anche per Ebon Moss-Bachrach, che ha modulato il suo Micro con un sapiente mix di Elliot Alderson (da Mr. Robot), Edward Lyle (da Enemy of the State) e Harold Finch (da Person of Interest).

    Una menzione speciale, infine, per il tuo penultimo capoverso: “Leggerete in giro che la serie è lenta, che fatica a decollare e che è parecchio forzata. Non credeteci.
    Dimenticatevi del teschio, dimenticatevi dei fumetti che avete letto e dei film che avete visto, esattamente come per la prima stagione di DAREDEVIL, come il BATMAN di Nolan o il LOGAN di Mangold, dimenticatevi il mito e lasciate che siano i personaggi a parlare e vi ritroverete davanti ad una serie sorprendente con un Punitore inaspettato.“… quanto ti voglio bene Denilson!

    Veniamo adesso ad una bella classifica non-richiesta da nessuno… Ecco la mia chart delle serie Marvel targate Netflix:

    1° Posto – Jessica Jones
    2° Posto – Daredevil
    3° Posto – The Punisher
    4° Posto – The Defenders
    5° Posto – Luke Cage
    6° Posto – Iron Fist

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    • Allora Kasa, innanzi tutto tanti auguri anche se in ritardo [non sono un fan dei compleanni, ma mi sembra giusto farti gli auguri] 🙂

      Secondo, il video in cui faccio “sollevamento pesi” in realtà è meno atipico di quel che pensi [per chi mi conosce dal vero intendo].
      In effetti non è una cosa di cui parlo spesso su blog [lo trovo un po’ fuori tema] ma io sono un grande appassionato di fitness! Dall’esercizio fisico [volto al miglioramento personale, non sono uno di quei fissati dell’aspetto fisico] all’alimentazione. Non si direbbe dato che due delle mie più grandi passioni sono i film e i fumetti e di professione faccio l’informatico [tutte cose tipicamente “nerd”, nella sua eccezione più stereotipata del termine], ma in effetti si, sono un tipo piuttosto in forma 😀

      Ma venendo a noi e al nostro caro Frank!
      Pensa che io neanche volevo scriverci un articolo, ma solo una piccola rece su facebook [avrai notato che l’uscita di nuovi articoli sul mio blog è un po’ calato]. Più ci pensavo però e più mi veniva voglia di scrivere su questa serie!
      Perché è proprio bella!
      Non perfetta e forse neanche la migliore, ma mi ha preso così tanto che le parole sono uscite fuori da se!

      Non so quanto possa definirmi “esperto” o “bravo” nel scrivere, quello che posso dire è che un’opera del genere te le tira fuori le cose che hai dentro.

      Sono felice che sia piaciuta anche a te, in giro i pareri sono molto più spaccati, tra chi lo ha adorato e chi invece l’ha trovato noioso.
      Io rispetto il pareri di tutti e, come dicevo, la serie non è certo perfetta, ma a tutti quelli che lo definiscono NOIOSO [c’è addirittura chi lo definisce uno dei peggiori Marvel/Netflix] auguro una chiusa di 48 ore di Inhumans.
      Altro che punizione XD

      Venendo alla classifica [già che ci siamo 🙂 ] la mia al momento è:
      1) Daredevil
      2) Jessica Jones
      3) The Punisher
      4) Daredevil – Stagione 2 [voglio fare una distinzione tra la prima magnifica stagione e la seconda un po’ meno magnifica]
      5) The Defenders
      6) Iron Fist
      7) Luke Cage

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  3. Finito oggi. Molto bene, devo dire la verità. Pensavo fosse un mappazzone bum bum spara spara, invece no. Dopo DareDevil questa è la migliore. Iron Fist nemmeno lo considero: “io sono l’Iron Fist!” (scusate, deve ricordarcelo ogni tanto per giustificare la sua inutilità)

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    • Praticamente tutti ci aspettavamo una serie tutta sangue e sparatorie. La differenza è che c’è chi ne è rimasto piacevolmente sorpreso e chi invece deluso [del tipo, al mondo esistono due tipi di persone…].
      Io appartengo assolutamente alla prima categoria! In assoluto nella mia top 3 delle serie Marvel/Netflix [primo posto ovviamente Devil, non si discute].

      PS: *”l’arma vivente, protettore della mistica città di Kun-Lun” [bisogna dirla tutta, che ci tiene, povero Danny].

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  4. Finita di vedere stamattina.
    L’ho divorata al ritmo di 2-3 episodi al giorno, sfruttando praticamente ogni ritaglio di tempo libero.
    Onestamente non posso aggiungere niente alla tua bellissima recensione che avevo salvato tra i preferiti ma ignorata quando fu pubblicata perchè – come sai – mi piace arrivare “vergine” alla visione, senza speculazioni o concime per le aspettative (alte o basse che siano).
    Però ero curiosissimo di leggere il tuo parere e appena finita questa splendide serie sono corso a leggere.
    Non ti faccio i complimenti perchè per quelli ci ha già pensato Kasabake e lui su questo (e molto altro) è più bravo di me.
    Però volevo condividere con te la mia goduria post-visione.
    wow wow wow wow wow

    E visto che avete fatto la classifica delle serie Marvel targate Netflix, mi unisco anche io al gioco :

    1) Daredevil (la seconda stagione cala un po’, ma la prima paga da bere a quasi tutte le serie tv dell’ultimo lustro, quindi il primo posto è un’obbligo
    2) The Punisher: ok, forse mi faccio condizionare dalla visione fresca fresca, ma è troppo tosta
    3) Jessica Jones: mi è piaciuta pochino per larghi tratti, trovo la Ritter abbastanza insignificante ma per fortuna c’era Tennant che ha dato vita a uno dei villain più belli degli ultimi anni (senz’altro il migliore di questo universo)
    4) The Defenders: ha lo stesso appeal del tormento estivo su cui balliamo in spiaggio. Carino, accattivante ma facilmente dimenticabile
    5) Iron Fist: per lunghi tratti noiosa e fatta male per i restanti
    (Non ho visto Luke Cage)

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