TRANSFORMERS – CINQUE CHIACCHERE RANDOM SULLA SAGA –

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Mi tocca iniziare questo post nel peggior modo possible: “Io sono un fan di Michael Bay“. [Sento in lontananza un boato, un orda di appassionati di cinema d’autore, intenditori dai gusti sopraffini, amanti di film polacchi in bianco e nero, muti e con sottotitoli in tedesco che, torce e forconi alla mano, si dirigono verso la mia umile abitazione inneggiano cori di morte verso Michael Bay…tiro su le tapparelle, che non si sa mai]. Ebbene si. Il regista Californiano  probabilmente conta il maggior numero di haters in giro per il web. Fosse una semplice questione di gusti lo capirei, c’è a chi non piacciono i suoi film e ci mancherebbe altro [non sono certo film che si fanno amare] ma purtroppo in rete l’odio verso quest’uomo è costante. Questo fenomeno è nato in seguito al successo di Transformers [non mi risulta che qualcuno gli volesse male ai tempi di Bad Boys o Armageddon…non così tanto almeno!]. “Che schifo questo film, è solo effetti speciali”, “è tutto esplosioni e basta”, “non c’è un minimo di sceneggiatura”, “questi sono film acchiappa-soldi”, “non pagano il canone rai” “non si alzano per far sedere le vecchiette sull’autobus”, “Michael bay sta uccidendo il cinema“, sono un po i commenti che si leggono in giro contro Bay. C’è anche chi si lamenta per l’ingente presenza di pheega di belle ragazze nei suoi film, ma per quelli c’è solo una risposta:

La verità è che a livello tecnico Bay è uno dei migliori registi in circolazione. Non sarà innovativo ne visionario e di sicuro non farà la storia del cinema, ma sa il fatto suo e ha delle competenze non poco invidiabili (a dirlo non sono io ma anche altri registi, colleghi e soprattutto lei). Per chi si lamenta degli eccessivi effetti speciali c’è poco da dire, se fai un film con protagonisti robottoni alieni mutaforma non puoi non usare la computer grafica, è una lamentela stupida [sciocco hater]. A chi si lamenta delle scarsa sceneggiatura chiedo: credete che sia colpa di Michael Bay? Sbagliato, lui non ha scritto nessuno dei film dei Transformers [Whaaaat?!]. A parte il fatto che non c’è nulla di male a fare dei film poco impegnati e a scopo di svago [per adolescenti come dice lo stesso Bay], ma anche se fosse lui non ha mai scritto neanche mezza pagina dello script dei Transformers. Cioè, sicuramente ci avrà messo mano, ma non è proprio farina del suo sacco, quindi chi si lamenta della poca profondità di storia e personaggi [che poi stiamo parlando di un film tratto da una linea di robot giocattoli, Giuda ballerino!] deve prendere atto che non è opera di Bay, lui dirige e basta, a scriverla è qualcun’altro. Poi che scelga di dirigere film con un copione scritta da un camionista in acido quella è un’altra storia, ma dire che “Michael Bay sta uccidendo il cinema” mi pare un poco poco esagerato [sei esoso caro hater]. Per la questione esplosioni ok, quello è vero, Power Mike è fissato con le esplosioni, gli piace far saltare in aria le cose, in modo spettacolare, assordante e pirotecnico, è un po il suo marchio di fabbrica, inserisce esplosioni anche dove non servono. Vedere per credere.

Bene, chiusa l’arringa in difesa di Micky Bay, mi accingo a fare 5 considerazioni aggratis sulla saga dei Transformers. Seguiranno copiosi spoiler ovviamente [che di certo non vi rovinerà la visione dei film].

Ah, se qualcuno è interessato qui c’è la recensione del blu-ray di Transformers 4. Tanta roba.

 1) UOMO > MACCHINA

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Il primo film funziona. C’è poco da discutere, è un ottimo blockbuster che intrattiene per tutti i suoi 144 minuti ed è riuscito nella non facile impresa di portare i giocattoli Hasbro sul grande schermo senza cadere nel ridicolo (il rischio meenchiata era alto). Tra le tante cose positive c’era il giusto equilibrio tra uomo e macchina. I personaggi umani sicuramente non avevano chissà qualche profondità psicologica [esticazzi aggiungerei] ma funzionavano bene nella storia, così come pure gli Autobot. Ognuno aveva una propria identità, i design erano ben studiati, si è seguita la saggia scelta di usare veicoli molto diversi tra loro (anche rispetto agli originali) a seconda dell’autobot, cosa che poi si rispecchiava nel carattere del personaggio stesso. Un pò meno curati invece i Decepticon, ad esclusione di Megatron (che comunque si confonde spesso e volentieri con il suo galoppino Starscream) sono tutti dei villain generici senza tante caratteristiche. Nella loro forma a 4 ruote sono genericamente dei veicoli militari dall’aspetto aggressivo perfettamente intercambiabili tra loro. Comunque, il gruppo protagonista, complice anche il ristretto numero, funzionava a meraviglia. Nel primo film però. Per la Vendetta del Caduto si è seguita la sempreverde regola del sequel: tutto ciò che funzionava nel primo film è stato ampliato e moltiplicato…Autobot in primis. E’ uscito fuori un mapazzone di automobili e ferraglia varia dove si sono introdotti personaggi a caso senza sapere neanche il nome o caratteristiche e che alla stessa velocità sono spariti dalla saga, come per esempio i gemelli visti nel secondo film [che non ricordo come si chiamano, appunto], Ironhide scompare dopo il primo film per poi fare ritorno nel terzo [giusto in tempo per essere ucciso da Sentinel Prime], anche Ratchet scopare nel secondo, ricompare nel terzo e muore nel quarto (che carriera), Jazz muore nel primo film ma a un certo punto ricompare nel terzo film (!!!), se non sbaglio ci sono stati anche delle moto [dei 50ini a fianco di Optimus Prime, non me lo sono immaginato vero?]. I terrestri hanno invece ricevuto il trattamento inverso, sono stati fatti fuori i personaggi superflui per concentrarsi sulle singole storie dei protagonisti. Questo è un punto di debolezza dell’intera saga, mettere al centro dell’attenzione gli umani e lasciare agli Autobot solo le scene d’azione. Leggevo molti commenti prima dell’uscita del terzo film di chi chiedeva meno azione e più storia per i protagonisti e gli sceneggiatori commentavano “Si si, questa volta ci concentreremo sui protagonisti umani, ci concentreremo più su di loro”………NOOOOOOOOOO!! E che diavolo, il film si intitola Transformers dovrebbero essere loro i protagonisti non LeBluff & Family!! Il primo film era ben equilibrato ora la bilancia pende più sulla carne che sul metallo! Col quarto capitolo in realtà hanno cercato di rimediare un pò a questa cosa, facendo fuori tutti gli Autobot (cosa richiesta anche dalla trama) e lasciando gusto un pugno di eroi. Ha funzionato solo in parte però: i personaggi erano tutti ben fatti sia nel look che nel carattere (come nel primo film) purtroppo però dovendo introdurre nuovi personaggi umani [adieu Labeuf, welcome Wahlberg] si è dovuto inevitabilmente dedicare del tempo anche ai protagonisti umani. A questo punto punto confido negli sceneggiatori e incrocio le dita per il quinto episodio (che si preannuncia svolgersi distante dalla Terra).

2) A-FACTOR

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E’ un fatto, le scene d’azione sono spettacolari. Chiudendo un occhio su quelle confusionarie, con “effetto mosso” dove non è chiaro chi combatte contro chi e non si capisce un beneamato, l’action è il punto di forza della saga. Certo, facile quando hai a che fare con robot armati fino ai denti, ma dopo 4 film si riesce ancora ad apprezzare un bell’inseguimento o una bella azzuffata. Tra Autobots e Decepticons c’è un bel variegato di armi e funzioni che permettono scene sempre spettacolari e perfetti per i lunghi piani di camera di Bay. Inoltre si punta sempre più in alto con devastazione e distruzione fino ad arrivare alla scena del palazzo che crolla in TF3, una delle più apprezzate della saga. Peccato per i personaggi più bizzarri,cioè quelli non antropomorfi. DemolishorDevastator in TF2, Driller nel terzo e soprattutto i Dinobot nel quarto sono poco sfruttati e hanno un minutaggio imbarazzante (anche se ad effetto). Peccato, avrebbero potuto giocare di più con quei personaggi, sarebbero uscite fuori delle scene da brivido.

3) COMICITA’, RIDO PER NON PIANGERE

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Punto dolente. Un po di sana comicità è lecita in film di questo genere, aiuta a prendere un pubblico più ampio e a non appesantire troppo il film…ma qua si esagera! Ci sono gag ogni 5 minuti, spesso fuori luogo. Nel primo film [sempre quello, per me nel suo “piccolo” è il più riuscito] era tutto ben calibrato, negli altri film no. Si passa da momenti importanti a momenti comici senza il minimo preavviso (e senza il minimo senso). La famiglia Witkiwi o come cavolo si scrive, l’hanno fatta da padrona in questo ambito: dai discorsi sull”happy hour” di Sam passando per la mamma strafatta al campus e infine sul loro viaggio in caravan sempre in compagnia del cane mongolo [e perennemente ingessato, povera bestia]. Anche i 2 mini Transformers che vivono con Sam hanno un ingente numero di scene comiche, il primato però non va a loro ma ad una scena in TF3, quando c’è  Ken Jeong che…bè muore. E’ li che fai il buffone con Laserbeak, ma col Decepticon non si scherza e infatti butta Ken fuori dalla finestra del suo ufficio, il povero mister Chow precipita in modo comico e muore. Non so bene cosa pensava Bay mentre girava quella scena: abbiamo il cadavere di un personaggio [che si era scoperto essere chiave nello svolgersi della storia], c’è John Malkovich che si comporta come se niente fosse [suppongo siano morti molti asiatici nel suo ufficio], a un certo punto ci scappa pure una battuta razzista da parte del collega Donnie, il tutto mentre Laserbeak sta allegramente distruggendo l’ufficio. Tutto questo in una singola scena!! Che diavolo Bay, cala un po con questi siparietti (e sorvoliamo sulla parentesi “Romeo & Giulietta” di Age of Extincion).

4) CONTINUITY MA NEANCHE TANTO

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I film sono ovviamente collegati tra loro [ognuno è sequel dell’altro], però il filo conduttore che li unisce è molto debole. Che poi in realtà potrebbe anche essere una cosa positiva, ogni film è visibile singolarmente, è a se stante, però una coerenza di fondo non farebbe male. Tra un film e l’altro difficilmente si fanno riferimenti agli avvenimenti della pellicola prima [fatta eccezione per il quarto, che ironicamente essendo un mezzo rebooth poteva prendersi la libertà di ignorare tutto]. Al massimo ci scappa qualche accenno ma le conseguenze sono minime da una un capitolo ad un altro [ad eccezione del quarto che appunto…]. Poi come detto prima ci sono personaggi che vanno e vengono e a volte non tornano, lo status quo di Turturro passa da un estremo all’altro: da agente segreto governativo diventa un kebabbaro/blogger che vuole smascherare i segreti degli USA col nickaneme Dottor Destino Robo-Warrior, fino a diventare un milionario annoiato (?!) con tanto di pastore tedesco che in realtà è Alan Tudyk [Wash, ma che ti è successo?]. Poi non è chiara la situazione Transformers nel mondo: il primo film si chiudeva con una mega battaglia tra Autobots e Decepticons per le strade di Los Angeles con tanto di giornalisti e telecamere, il secondo film si apre con l’inseguimento di un Decepticon alto circa molti-metri (non saprei quantificare, ma non passa di certo in osservato) da parte di Optimus Prime, dei gemelli e dei motorini [ecco dove li avevo visti!]….nonostante tutto ciò però a quanto pare NON esistono prove dell’esistenza dei Transformers, il governo nega tutto e il mondo prosegue come se niente fosse [ma che cazz]. Poi ci sono altre piccole cose che mi sono sempre chiesto [io, non so se anche qualcun’altro nel mondo si è fatto di queste seghe mentali…]: Com’è possibile che dopo gli avvenimenti del primo film, il governo lasci Witchwiwi o come cavolo si scrive, libero di scorrazzare per le strade insieme a Bumblebee? Che fine ha fatto la famiglia del colonnello Lennox? Perché non usano più l’Allspark? Sembra un’arma molto potente, crea la vita e resuscita i morti, non potrebbero utilizzarla più spesso? Devastator ha fatto la figura del pistola, ok, ma l’assemblamento tra robot non è niente male come arma, perché non usarla di nuovo? In TF2 scopriamo che i Decepticon sono in grado di trasformarsi perfettamente anche in un essere umano [una bella biondona in questo caso], perché non lo fanno più? Come tattica potrebbe essere definitiva [per forza poi perdete sempre, disgraziati], in TF3 vediamo i vari Autobots e Decepticons sanguinare mentre si combattono…da quando i transformers sanguinano? Che fine ha fatto Witiketak o come cavolo si scrive, in TF4? Bumblebee non prova neanche a cercarlo [bell’amico che sei]? Sempre in TF4 vediamo Optimus Prime che in un attimo da vecchio rottame assume la sua iconica forma (con qualche modifica) riparandosi anche dai danni…ma è sempre stato in grado di farlo? Perchè non l’ha mai fatto prima? Bumblebee cambia aspetto, da una Camaro del ’67 ad una nuova Chevrolet Camaro, anche Drift che di base è una Bugatti Veyron si trasformra in un elicottero (!!)…. ma perché non usano queste trasformazioni per, che so, mimetizzarsi e nascondersi da chi li vuole distruggere? Voglio dire, un camion rosso fiammante a capo di una Camaro, una Bugatti, una Corvette e di un Hammer H2…sono un po vistose come identità. Per forza alla fine vi trovano! Ma perché mi sto facendo queste domande? Riceverò mai delle risposte? Ovvio che no! Ma andiamo avanti!

5) EMULATORI

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Ok, non centra molto con la saga in se, però mi premeva dirlo. Visto il successo che stanno avendo i robottini Hasbro [più al box-office che di critica] molte produzioni pensano di poter emulare il successo usando lo stesso modus operandi di Power Bay. Inutile dire che per me si sbagliano. L’esempio più recente che mi viene in mente è il rebooth delle Tartarughe Ninja. Tralasciando che tra i produttori figura lo stesso Bay, inizialmente l’idea di avere un film sulle TMNT in stile Transformers non era male. Poi è uscito il film e….bè, per me non funziona. Ok l’azione, ok la comicità [più sensato per le tartarughe che per gli autobot in effetti] e ok lo stile “giocattolone”, ma come per i Transformers anche con le Ninja Turtles si è deciso di dare maggiore spazio ai personaggi umani [tutta la storia su April, il padre e William Fichtner…boooring] lasciando ai veri protagonisti (le Tartarughe Ninja che guarda caso danno il titolo al film) solo le scene d’azione. Inoltre capisco dover lanciare un grande franchise, ma un film deve avere comunque senso, Tartarughe Ninja non ce l’ha, venderà sicuramente un sacco di giocattoli, ma non ha una ragione di esistere. Lo “stile Transformers” per quanto facilmente vendibile non si può applicare a qualsiasi film. Il film sui Power Rangers si adatta bene e spero sarà fatto con questo stile [perchè è realtà ragazzi, il film sui Power Rangers si farà, SI FARA’! Lacrime di gioia]. Abbiamo 5 protagonisti umani contro dei villain generici, ci sono i Dinozords che non hanno certo bisogno di una caratterizzazione e qualsiasi modifica alla mitologia non potrà certo rovinarne la storia [cioè, amo i Power Rangers come tutti, ma è difficile peggiorarli], non come le Tartarughe Ninja, lì c’è del materiale da rispettare, le modifiche fatte sono troppe e mal sfruttate. Di questo passo prima o poi qualcuno deciderà di fare un film sui Biker Mice o sulle Street Shark [oddio magari], meriterebbero sicuramente, ma se fatti come sono state fatte le Tartarughe allora è una perdita di tempo. Battleship e G.I.Joe sono sullo stile dei Transformers e funzionano benissimo, bene magari un film su Action Man potrebbero funzionare [oddio ma solo io amerei vedere questi film?! Dai Hollywood, comincia a lucrare sulla mia infanzia!]. Ovvio il discorso non riguarda solo i Transformers, per i cinecomics in molti cercano di stare al passo con i film Marvel o il Batman di Nolan, in ambito “romanzi per ragazzi” erano tutti alla ricerca del nuovo Harry Potter, ora invece si vuole emulare Twilight e Hunger Games. Si cerca di capire dove girano i soldi e si migra in quella direzione, nulla di nuovo ovviamente…però un po dispiace.

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Power Bay mentre guarda il suo impero costruito sulla nostra infanzia.

Per riassumere: i film sui Transformers sono un agglomerato di esplosioni ed effetti speciali, privi di sceneggiatura, fracassoni, fatti solo per incassare soldi, incoerenti, un’americanata, un insulto alla settima arte, bisogna buttare via il cervello prima di vederne uno, non c’è la minima voglia di migliorarsi a livello intellettivo e non faranno sicuramente la storia del cinema.

Non so voi, ma io li amo.

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HUNGER GAMES: IL PROLOGO DELLA RIVOLTA – RECENSIONE –

(CON SPOILER)

(NON CHE ACCADA MOLTO DURANTE IL FILM EH, PERO’)

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Sia chiaro, di Hunger Games non è che mi sia mai interessato granché. Non ho mai letto il libro e il genere in se non mi attira molto [e sinceramente la storia di base ancora mi sfugge]. Però, quando 2 anni fa uscì il primo film tutti ne parlavano bene, sia in patria che all’estero (specialmente all’estero), il film di Gary Ross aveva spopolato e le recensioni positive non si contavano più. Per di più il trailer non era male, aggiungiamoci pure la presenza di Donald Sutherland, Woody Harrelson, Elizabeth Banks e Stanley Tucci e il quadretto era completo, si preannunciava qualcosa di “sfizioso”, così mi dissi “Ok, andiamo a vederlo”.

Conclusione: delusione totale.

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Io mentre guardo i “Giochi della Fame”.

La storia in se non è originalissima [evito il facile riferimento a Battle Royale…anche se…] ed è sviluppata ancora peggio. Come ho detto poco fa, non mi è chiara la faccenda di base: 12 distretti che per rimanere in pace organizzano dei giochi dove dei ragazzini si ammazzano, così da evitare lo scoppio di una nuova guerra [secondo il decreto Antani suppongo]?! Sono sicuro che ci sia dietro qualcosa di più profondo e significativo, ma dal film non si vede [immagino si capisca meglio nel libro] e il resto della storia è una specie di parodia/denuncia contro l’oppressione, la libertà, la forza del popolo, le prepotenze politiche, contro i reality show […evva bè]. Vediamo questa ragazzina [una Jennifer Lawrence prima che diventi Jennifer Lawrence] allegra come Batman e chiaccherona come Snake Eyes, girare tra i boschi cercando di scappare dai suoi colleghi tributi e dalla regia di Gary Ross [giusto un po’ noiosa]. In suo aiuto verranno gli sponsor e il televoto []. Il suo compaesano Peerla si unisce invece ad un gruppetto di ragazzini dei quartieri alti che nel frattempo si sono dimenticati che solo uno sopravvivrà e quindi dovranno comunque morire tutti [cosa vi alleate a fare? Babbei]. E a proposito di idee stupide, Peerla è probabilmente il personaggio più peerla inutile e meno carismatico visto in un film del genere, superando addirittura il caro Ron Weasley. Tra le sue specialità ci sono la supercazzola [convince tutti che lui e Jen Lawrence sono innamorati…ti piacerebbe!], l’espressione da cucciolo bastonato, ma soprattutto verrà ricordato per la sua tecnica segreta di camuffamento sviluppata nella sua lunga carriera da pasticcere, si perché a quanto pare nel suo povero paese, dove la gente non ha soldi neanche per suicidarsi, lui di professione faceva il Boss delle Tortee si concedeva anche il lusso di lanciare tozzi di pane verso i più poveracci! [ma chi l’ha scritta ‘sta cosa?]. Scherzi a parte, il film non era proprio questo gran capolavoro che predicavano, l’unica cosa positiva è quella di aver lanciato la carriera di J-Law ma per il resto, io avrei evitato caldamente i vari sequel.

Però.

La ragazza de Fuego non tarda ad arrivare e vuoi l’arrivo di Francis Lawrence dietro la macchina da presa [regista di 2 dei miei guilty pleasure preferiti: Constantine e Io sono Leggenda], vuoi la new entry Philip Seymour Hoffman, pace all’anima sua e la stella sempre più luminosa di J-Law, non ho potuto dire di no al sequel.

Conclusione: tutta un’altra storia.

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Anche la vecchia è più cazzuta di Peerla.

Il secondo capitolo della saga è più solido, più maturo, la storia più sensata [sebbene la scusa per far tornare Katniss ai Giochi della Fame sia abbastanza forzata] e sicuramente i personaggi più convincenti [tranne Peerla, porello, che in questo sequel non c’erano torte da decorare]. Si distacca dal concetto di “film per ragazzi”, assumendo una posizione dominante in quella cerchia di young adult tanto di moda ultimamente al cinema. Si gioca sulle dinamiche della televisione, non solo sui reality, ma su ogni tipo di spettacolo e prodotto mediatico facendo metafora sulla politica e sulla società moderna [questa volta il concetto è molto più chiaro]. La seconda parte diventa inevitabilmente il solito survivor movie, ma appare comunque molto più avvincente del precedente film merito anche di comprimari validi e incisivi: Finnick, BeeTee, Johanna, anche la vecchia Mags ha i suoi momenti. Il finale a sorpresa lascia la storia in sospeso, cosa che devo dire non ho molto apprezzato. Ci sta il MacGuffin ma comunque un film (anche se parte di una saga) dovrebbe potersi reggere da solo. Comunque è promosso a pieni voti e visto il livello raggiunto, visto che regista e cast rimangono invariati (con l’aggiunta di Julianne Moore) e visto che si preannunciava meno Peeta per tutti, sono andato a vedere il terzo capitolo (Parte 1) con le migliori aspettative.

Conclusione: Mhè.

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“Su le mani chi si aspettava qualcosa di più”

Il film soffre principalmente del suo essere “Parte 1“, l’intera pellicola è stata usata come trampolino di lancio per personaggi, dinamiche e status quo in attesa della vera storia. In un libro (ma anche in un film, fumetto o qualsiasi altro racconto) la prima parte è dedicata alla costruzione del campo da gioco e alla presentazione dei giocatori. Si mettono sul tavolo le pedine e si decide una strategia ma è nella seconda parte che la partita inizia veramente. Cosa succede quindi se si decide di dividerlo in 2? Accade Hunger Games – Il Canto della Rivolta, dove il primo film è tutto dialogo e pensieri tra i personaggi e il secondo (sospetto) sarà tutto scaramuffe e risvolti di trama.

Impegni per l'anno prossimo: fare una rivolta.

Impegni per l’anno prossimo: fare una rivolta.

Il film ricomincia da zero. Gli Hunger Games non ci sono più, i personaggi principali sono rifugiati in un nuovo (vecchio) distretto nascosti dalla tirannica Panem mentre negli altri distretti si sente odore di rivolta. L’ambientazione claustrofobica funziona bene, sono in tempo di guerra e vediamo i personaggi adattarsi e prendere importanti decisioni personali [un po forzati Haymitch e Effie, ma sono una meraviglia di personaggi]. Il fato dei 12 distretti viene affidato unicamente a Kantiss così come l’intero film è affidato alla Lawrance, gli altri attori/personaggi per quanto possano essere ben scritti ed interpretati fanno solo da contorno alla ghiandaia imitatrice che sappiamo non essere la più classica delle eroine, anzi è quasi restia a fare da simbolo di ribellione nella guerra in arrivo. Dovendo dare i giusti meriti, è incredibile come si sia riuscito a costruire un intero film (anzi, diciamo anche un intera saga) con grandi nomi come Sutherland, Hoffman, Tucci che fanno “solo” da supporto ad una sola e giovane protagonista che spiaccica 2 parole in croce. La cara ghiandaia infatti non parla molto, non fa discorsoni filosofici, non è divertente [anche se a “mia sorella può tenere il gatto” sono morto da ridere 😀 anche la sorella di Katniss è quasi morta da ridere… ] e non è neanche cazzuta. Jen Lawrence comunica tutto con sguardi e silenzi, è lontana anni luce da quello a cui ci hanno abituato i blockbuster di questo genere. Brava J-Low, questo film non sarebbe lo stesso senza di te.

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Bella, brava e bella…ed è anche bella!

Di contro però, è un peccato sprecare talenti come Julianne Moore o Stanley Tucci, davvero sacrificate le loro parti, per non parlare del compianto Philip Seymour Hoffman, le cui scene ci vengono date col contagocce [a onor del vero, è difficile dire quanto sia voluto dalla sceneggiatura e quanto sia fatto per necessità. Sappiamo che dopo la sua dipartita, le scene e i dialoghi mancanti sono stati affidati alla Moore]. Se però i Big riescono ad aderire senza problemi ai loro personaggi, il cast “giovane” fatica a stare al passo, specialmente se confrontati con la coetanea Lawrence. Liam Hemsworth cerca di fare quello che può con il suo personaggio che è stato solo abbozzato nei primi 2 film e che si ritrova qui con un ruolo principale, per fortuna che le dinamiche da triangolo amoroso sono ridotte al minimo e che non sono al centro della storia se no il povero fratellino di Thor avrebbe già perso in partenza, Natalie Dormer come Cressida è interessante ma solo visivamente (così come il resto della troupe) e Peerla…bè il suo minutaggio è molto stringato e comunque ogni volta che si vede non fa che sparare meenchiate in televisione… Sul finale devo ammettere di essere rimasto sorpreso, nulla di eccezionale ma se continuano su questa strada nella Parte 2 potrebbe diventare un personaggio quasi quasi interessante. Ma quasi eh.

*EXCLUSIVE* "The Hunger Games" Cast gears up for a day of Filming **USA ONLY**

La tipica troupe televisiva. Manca solo “il buon Fabio”…

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…ah no, eccolo.

La regia fa il suo dovere, non osa troppo ma non si abbandona alla staticità vista nel primo film [ma chi l’ha ingaggiato Gary Ross?], ogni tanto si vede anche qualche buona idea, come la costruzione del mito della ghiandaia tramite propaganda che alla fine è come vedere il making of del film all’interno del film stesso con green-screen, sceneggiatura e trailer [no davvero, nel film c’è il trailer del film. Trailer-ception!]. Bella anche la scena finale con il discorso di Finnick da una parte e l’infiltrazione dei ribelli a Panem dall’altra. Non ci sono molte scene d’azione [anzi, non ce ne sono proprio, ma dubito che qualcuno vada a vedere questo film per il fattore action] ma la scena alla spy-movie, con Thor-junior e compagni che si calano dal soffito mi è piaciuta davvero.

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Lo so, non si vede una cippa, ma è l’immagine migliore che ho trovato di quella scena.

In conclusion: il film non mi ha fatto impazzire, è un prologo allungato di 120 minuti in attesa della grande rivolta nella seconda parte. Si poteva fare di più? Sicuramente. Poteva andare peggio? Assolutissimamente. Il film nonostante tutto presenta dei buoni spunti, il fattore meta-cinema è ben giocata e gli attori, anche se poco sfruttati, reggono bene la partita, ma a trainare l’intera pellicola (per non dire l’intera saga) è Jennifer Lawrence, probabilmente la giovane attrice più richiesta di questi tempi, che presenta un’eroina atipica per questo genere di film e a cui va il merito per il successo di questa saga.

Ora però mi aspetto grande cose dalla Parte 2.

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STAR WARS – THE FORCE AWAKENS – TRAILER

Ricordate questo giorno.

Oggi è una giornata uggiosa, il cielo è grigio e il freddo si fa avanti prepotente in quello che è a tutti gli effetti un venerdì demmerda. Ma c’è una flebile luce che potrebbe cambiare tutto, una nuova speranza che questa giornata non sia totalmente da buttare e catalogare come “un giorno come tanti altri”. E non è perché il fine settimana si avvicina, non è perché “I Pinguini di Madagascar” è uscito nelle sale e non è neanche merito di Transformers – Age of Extinction in blu-ray con l’esclusiva steelbook di Amazon, ultimo arrivato nella mia videoteca (ci scappa una rece). No, oggi esce il primo trailer di STAR WARS – IL RISVEGLIO DELLA FORZA. Il regista è J.J.Abrams, il cast sarà quello vecchio (ma vecchio vecchio) accompagnato da un pugno di giovani attori volenterosi, il compositore sarà l’eterno John Williams, della trama si sa poco o nulla, solo voci di corridoio e rumor trapelati a sgamo.

Ma basta cianciare, l’attesa è stata lunga ma finalmente la storia prosegue, è ora di assistere al trailer, il settimo capitolo, il ritorno dei Jedi, il risveglio della forza:

La forza scorre potente in questo giorno.

IL DIVANO COMODO: RECENSIONE EDGE OF TOMORROW

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Vorrei tanto poter andare al cinema più spesso. Penso che sia un pò il pensiero di tutti [cioè, se vi piace andare al cinema, se no grazie al ca-]. Non che ci vada poco eh! Ho la mia giusta dose di pop-corn e poltrone rosse [perché poi sono rosse?]. Ci vado comunque abbastanza da poter vedere i miei MUST, i film che proprio non posso perdermi, quelli che appena escono devono essere visti [categoricamente sul grande schermo],che siano di importanza cinematografica come Interstellar o Gone Girl (di prossima uscita. Grande attesa) o dal forte richiamo popolare come i Guardiani della Galassia o Lo Hobbit (di prossima uscita. Elfica attesa). Capita però che alcuni film mi sfuggano, perché non mi attraggono troppo, perché escono in contemporanea con altri film che hanno la precedenza [eh si ragazzi, qua si fanno favoritismi], perché capitano in una settimana impegnata, oppure perché vengono smontati da critica e pubblico [ma pesantemente smontati, non mi faccio influenzare da un commentino negativo…cioè mi sono visto tutta la prima stagione di The Following nonostante il pessimo giudizio popolare! Ho una soglia di sopportazione alta] e quindi questi film slittano nella to do list delle visioni casalinghe e tanti saluti.

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Questa è la piccola e umile stanzetta che ho dedicato per le mie visoni casalinghe….Seee magari!

Inauguro quindi questa rubrica [rubacchiando il titolo dal celebre reality con Maccio Capatonda]con un perfetto esempio di film da Home Entertainment: Edge of Tomorrow – Il Bordo del Giorno Dopo Senza Domani. Perché non sono andato a vedere al cinema un film d’azione fantascientifico tratto da un fumetto con alieni, esoscheletri robotici ed Emily Blunt? 1) Non ho mail letto il fumetto [pardon, light novel] da cui è tratto (che si intitola All You Need Is Kill tra l’altro). Il mio interesse era quindi partito basso, direi un 6 su una scala 1 a Emily Blunt. 2) La storia in se non sembrava originalissima. Rivivere lo stesso giorno più volte è una cosa stravista, però però sullo sfondo c’e una guerra contro alieni tentacolosi [che fa sempre bene] e dal trailer si intravedeva un certo carattere, un suo stile. Buono, ma ancora nulla di estremamente accattivante. L’interesse sale. 3) Il regista. Doug Liman non è proprio un’assicurazione. Lo ringrazierò per sempre per aver fatto The Bourne Identity [ma davvero] ma non si possono certo tessere le lodi per Jumper [ma propiro no]. Per Mr.& Mrs. Smith direi che un caffè glielo si offre volentieri, magari anche una birretta ma poi basta, che magari si monta la testa e ci fa Jumper 2. Alla fine il film lo avrei anche anche visto volentieri al cinema…se non fossero subentrati però X-Men Giorni di un Futuro Passato, Maleficent Godzilla tutti nello stesso mese…il povero Edge of Tomorrow non aveva speranze di balzare in testa alla mia lista. Alla fine ho dovuto recuperare il film e godermelo comodamente a casa mia [eh si].

Guarda quanti film in uscita. Ma davvero valgono più di noi? [sinceramente? No]

-“Guarda quanti film in uscita.” -“Ma davvero Godzy e Malefica sono meglio di noi?” [Col senno di poi…No.]

Il film, nonostante qualche cliché, funziona. Non è niente di leggendario ma sicuramente raggiunge il suo scopo e scorre senza sbavature. La storia non tarda a decollare, non si perde in lunghissime lezioni o spiegoni (quasi inevitabili quando si ha a che fare col gioco del “tempo“). Per esempio, dopo aver scoperto di poter rivivere il giorno Cage (Tom Cruise) non si dilunga a farsi domande o sperimentare. O meglio si, lo fa, ma in un lasso di tempo molto breve rispetto ad altri film, impara subito le regole del gioco (in una scena che è una carrellata unica di morti e déjà vu, davvero molto carina) evitando anche l’appisolamento di chi vuole entrare subito nel fulcro della storia [o dell’azione]. Il personaggio di Tom Cruise non brilla certo per originalità, è il classico eroe da fanta-action come pure gli altri comprimari, appena abbozzati ma comunque funzionanti nella loro bidimensionalità [personalmente non avrei disprezzato qualche scena in più con lo Squadrone J]. Neanche a dirlo ottima Emily Blunt, anche se il suo personaggio non brilla mai veramente, anzi, si potrebbe dire che è l’unica a non avere un’evoluzione durante la storia.

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Kimmel, un importante membro dello squadrone J

E si stupiscono che non vincono la guerra

Scommetto che gli alieni questo non l’avevano previsto.

Il look del film è curato a dovere, anche qui nulla di eccezionale ma dimostra una propria identità [davvero belli gli alieni, l’esoscheletro e la tecnologia in generale fanno molto Neill Blomkump, ma funzionano a dovere]. Le creature contro quali combattono sono molto “giapponesi”, anche alcune armi, come lo spadone di Rita, fanno molto manga. Più che un fumetto però Edge of Tomorrow ricorda un videogioco [non chiedetemi qualche che ne sapete sicuramente più di me], con tutti i pregi e difetti del caso [e con tanto di missioni e boss finale]. Rincara la dose Liman con la sua regia, che si concede qualche inquadratura in prima persona, tipica degli sparatutto appunto. Le scene sul campo di battaglia sono spettacolari, molto bella la scena del primo lancio di Cage con l’esoscheletro (e quindi la “prima versione” della battaglia) e anche durante l’allenamento, quando Rita studia gli avvenimenti che si ripetono sul campo di battaglia morendo più volte e Cage si rende conto che qualsiasi cosa facciano, lei non prosegue. Molto intensa.

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Il boss finale. Vale almeno 2500xp!

In conclusione, mi pento di averlo visto a casa anziché al cinema? Un po’, più che altro per le scene d’azione [pensate al più fico videogioco sparatutto in prima persona con alieni…ora pensate di giocarci su un maxi schermo con mega surround! Eeeeeeh si]. Il film in se non è nulla di imperdibile, ma è sicuramente una piacevole visione con spunti originali e una buona dose d’azione. Non è The Bourne Identity ma è un gradino sopra Mr. & Mrs. Smith [e sicuramente meglio di Jumper].

Consigliatissimo se non l’avete ancora visto.

edge of tomorrow poster

CHRISTOPHER NOLAN RISES – LA RECENSIONE DI INTERSTELLAR –

(COSTELLATO DI SPOILER)

(EH SI)

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Non è mai facile parlare di Christopher Nolan. C’è sempre qualche seguace pronto a difenderlo, a ribattere, a minacciare di morte chi scrive mezza parola negativa. E’ una situazione abbastanza noiosa, questo fanboysmo eccessivo non permette la sana discussione che segue (o spesso precede) la visione di un film. Da un po di tempo poi stanno spuntando gli inevitabili haters, più contro i fan che contro il regista inglese (che comunque sono nulla in confronto ai denigratori di Cameron o Bay). Insomma, qualsiasi sia la notizia, parlare di Nolan porta sempre ad accese discussioni.

Ma onestamente stigranca, non sono qui per parlare di banane. E’ uscito INTERSTELLAR. L’ho visto. Mi è piaciuto. Ci sono dei ‘ma’. Il servizio di barbara Parodi Delfino Qui la mia recensione.

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“Houston, abbiamo un capolavoro”

A essere onesti Chris Nolan mi aveva un po deluso con l’ultimo capitolo del Cavaliere Oscuro. Per carità, impeccabile a livello tecnico, ma la storia per me non funzionava e i personaggi non erano molto incisivi rispetto ai film precedenti. Con Interstellar sembra essersi svegliato dal letargo batmaniano e armato di penna scrive (anzi, scrivono, diamo i giusti meriti anche al fratellino Jonathan) una storia degna dei suoi precedenti lavori. L’inizio della storia è abbastanza classica: il mondo sta per finire, un gruppo di scienziati sta studiando in segreto un modo per salvare il pianeta (o comunque la razza umana) e l’intera missione viene affidata ad un uomo comune che finirà per risolvere tutti i problemi diventando l’eroe del film. In realtà il tutto viene gestito in modo molto intelligente: la fine del mondo non è dovuta a un meteorite/cataclisma/catastrofe ambientale/invasione aliena/profezia Maya ma da qualcosa di tanto banale quanto realistico: sta finendo il cibo. Le risorse naturali stanno finendo, la Terra non è più fertile e il mondo si evolve di conseguenza investendo su fattorie e agricoltori a discapito di scienziati e tecnologie. Questo mondo futuro viene presentato molto bene e cattura subito l’attenzione dello spettatore evitando anche qualche cliché (“l’uomo comune” che diventa l’eroe di turno non è di fatto un uomo comune ma un pilota e uno scienziato competente che fa l’agricoltore solo per bisogno e come conseguenza di quello che sta accadendo al mondo ma in realtà è perfetto per il tipo di missione che gli verrà affidata). C’è qualche scivolone come i riferimenti all’apollo e al falso allunaggio (messi lì un po a caso) o tutta la storia della legge di Murphy, ma in generale la storia fila liscia e prepara per la parte centrale del film.

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Murphy effettivamente è un nome un po stupido.

Il tempo di presentare i personaggi e si parte subito verso i mille misteri dell’universo. A livello visivo non ci sono parole, è stato fatto un lavoro impeccabile, se si pensa poi che sono stati ingaggiati veri scienziati come consulenti per rendere il tutto più fedele alla realtà c’è da alzarsi in piedi ed applaudire ad ogni singolo fotogramma. Anche le teorie sono, a detta loro, molto accurate ma comunque abbastanza semplici da essere capite anche da un primate seduto in sala.

"Ho capito tutto!"

“Eureka!”

Un problema però c’è, è cioè che i vari trailer usciti avevano già fatto vedere la maggior parte delle scene ambientate nello spazio, rovinando un po l’effetto “wow”. E’ un peccato, io credevo che avessero lasciato il meglio per il cinema ma in realtà è tutto lì. Rimangono comunque scene molto suggestive, però si sono segati un po le gambe da soli…

Un altro problema poi sono gli inevitabili momenti “spiegoni“. E’ inevitabile in film di questo genere dedicare dei momenti per spiegare cosa sta succedendo ma spesso si rischia di esagerare come accaduto con Inception. Ogni 5 minuti ci si fermava a spiegare questo e quest’altro appesantendo un po il film. Comunque  la cosa è stata gestita meglio rispetto a Inception, dove c’era un solo personaggio (Ellen Page) che rappresentava lo spettatore a cui si doveva spiegare tutto, qua almeno gli spiegoni vengono da personaggi diversi alleggerendo un po i momenti Superquark.

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-“Timon, ti sei mai chiesto cosa siano quelle luci lassù?” -“Pumba io non mi faccio domande, io le cose le so! Quelle sono lucciole”.

Le epiche scene nello spazio però non oscurano i momenti più piccoli e intimi. Quando Cooper guarda i video di suo figlio dei ventitré anni passati in poche ore, è difficile non provare lo stesso dolore del protagonista, oppure quando i tre astronauti risvegliano lo scienziato Mann (che per qualche ragione è Matt Damon) e questo scoppia in lacrime alla vista di altri esseri umani dopo tanti anni… Mi piace che nonostante tutta la storia e gli effetti speciali non si perda di vista l’umanità dei personaggi e le loro motivazioni. In questo sicuramente hanno aiutato gli ottimi attori coinvolti (tutti grandi nomi, dal primo all’ultimo) che hanno reso i propri personaggi reali e ben costruiti, anche se alla fine tutto il peso del film è sulle spalle di Matthew McConaughey, rinato dopo Dallas Buyers Club, vera colonna portante del film.

Matthew McConaughey accepts the Oscar for best actor for his role in "Dallas Buyers Club" at the 86th Academy Awards in Hollywood

“Guardati le spalle DiCaprio, non mi ferma più nessuno”

In conclusione Interstellar vince. La storia è ben costruita e non fanno pesare allo spettatore i suoi 169 minuti di durata, le scene nello spazio sono qualcosa di mastodontico, davvero eleganti e realizzate divinamente, ma anche il lato umano del film si fa sentire, il peso del dovere, l’amore di Cooper verso i suoi figli, i compromessi del professor Brand, anche le macchinazioni di Mann sono ben motivate. Ottimo tutto il cast. Un po forzata la morale e la parte finale nella quarta dimensione, con la storia del fantasma, i messaggi, la gravità che batte il tempo, l’amore che è la forza più grande…non mi ha convinto del tutto. Comunque Nolan ha fatto centro, ora che non è più legato ad un franchise è libero di lavorare ai suoi progetti e liberare le sue visionarie idee, è così che lo vogliamo. E’ così che dà il suo meglio.

Vai così Chris Nolan, aspettiamo il prossimo capolavoro.

INTERSTELLAR