DAREDEVIL – STAGIONE 2 – THE DEVIL OF HELL’S KITCHEN STRIKES AGAIN

Mi perdoneranno i fan di Batman per aver rubato il titolo ad uno dei fumetti più famosi [e discussi] sul pipistrello della DC, ma non c’era modo migliore per dire che “Devil ha colpito ancora“.
O meglio, il connubio Marvel/Netflix ha compito ancora. E ha fatto centro!

Come un fulmine a ciel sereno la prima stagione di DAREDEVIL [QUI la mia recensione] era riuscita dove nessuno era riuscito prima ovvero realizzare un serial supereroistico adulto, accurato e raffinato in grado di competere con qualsiasi altra serie televisiva venga definita oggi “capolavoro” nonostante tratti il sempre più saturo tema del “tizio in calzamaglia“.

Una seconda stagione non era prevista. Non per la qualità della prima [che ha raccolto consensi nel 99% degli spettatori] ma perché facente parte di un piano più ampio in cui militano altri serial come JESSICA JONES e LUKE CAGE [e prossimamente anche IRON FIST] che si sarebbe concluso col serialone THE DEFENDERS.
Ma il diavolo non aveva ancora finito con noi. C’erano ancora troppe cose da dire, troppi fumetti da esplorare, troppi personaggi da portare in vita perché ci si potesse fermare con quei 13 meravigliosi episodi, così Netflix ha deciso di rivedere i suoi piani e di produrre prima del previsto una seconda stagione. Mossa mai positiva e raramente di buon auspicio ma, nonostante il cambio di showrunner [DeKnight ha dovuto lasciare il testimone al duo Petrie/Ramirez a causa di impegni precedentemente presi] Marvel e Netflix sono riusciti a sfornare una nuova stagione che non sfigura con la precedente e che in alcuni casi riesce anche a superarla.

[C’è qualche piccolo spoilerino, ma consiglio comunque la lettura a chi ha già visto la serie].

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“Cosa succede quando una forza inarrestabile incontra un corpo inamovibile?”

Con questa frase si potrebbe riassumere perfettamente tutta la seconda stagione.
Il corpo inamovibile ovviamente è il nostro Matt Murdock, un uomo che ha basato la sua esistenza e le sue due identità su delle ferree convinzioni di fede cattolica e di profonda fiducia nel sistema giudiziario e nelle leggi che governano la sua città.
Ed è così che lo avevamo lasciato nella precedente stagione, in pace con se stesso e con la sua duplice vita, resa appunto possibile solo grazie alle sue certezze e alle sue convinzioni.

Ma cosa succede quando una persona del genere incontra un individuo che non rispetta per nulla la sua visione di vita e di giustizia?
E qui entra in scena la “forza inarrestabile” che colpisce duramente il nostro diavolo sia sul fronte personale che ideologico, una forza che porta il nome di ben due personaggi: Frank Castle ed Elektra Natchios.

ONE BATCH, TWO BATCH…

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Frank Castle è un uragano. Non è un eroe, ne tanto meno un villain, è più un cane rabbioso maltrattato e denutrito allevato per i combattimenti che si ritrova ora libero di scorrazzare per la città.
Il confronto tra il Punitore e Daredevil era tra i più attesi dai fan del cornetto e le aspettative non sono state per nulla deluse, nel corso di questi 13 episodi assistiamo ad uno scontro fisico in grado distruggere pareti a suon di pugni, ma anche verbale capace di far impallidire anche i più acclamati e profondi supereroi cinematografici.

Non è semplicemente bene contro male, non è un litigio per decidere che ce l’ha più grosso, non è un Devil V Punisher e non è una Civil War, quella costruita dal serial Netflix è una vera e propria bomba di qualità e maturità seriale, uno squisito confronto politico e ideologico che verrebbe da chiedersi come sia possibile che nessuno ci abbia pensato prima.

Sia Murdock che Castle hanno delle convinzioni distorte e contraddittorie sul “vigilantismo”, entrambi hanno ragione ed entrambi hanno torto ma nessuno è intenzionato a cambiare il proprio modus operandi ma anzi cercheranno in più di un’occasione di fare l’impossibile: convincere l’altro a cambiare.

Matt: “You run around in the city like you are in a damn shoting gallery…
Frank: “Yeah, what do you do? WHAT DO YOU DO? You act like it’s a playground. You beat up the bullies with your fists. You throw ‘em in jail, everybody calls you a hero, right? And then a month, a week, a day later, they’re back on the streets doing the same goddamn thing!

Già dal terzo episodio [il migliore della seconda stagione e forse dell’intera serie] si raggiunge un picco di qualità MAI minimamente raggiunto da nessun’altro serial supereroistico, una potentissima “lotta” verbale in cui i due vigilanti cercano di far prevalere i propri ideali di giustizia.

La furia del Punisher si farà sentire in tutta Hell’s Kitchen fino a raggiungere il tribunale, in cui si affronta il problema dei vigilanti anche dal punto di vista etico [in un episodio propriamente ispirato a “Il Processo del Secolo” una delle più riuscite storie di Brian Michael Bendis].

Assolutamente da applausi l’interpretazione di Jon Bernthal che riesce in pochi attimi a rubare la scena al protagonista Charlie Cox, a trasmettere la furia della sua controparte cartacea ma anche quel pizzico di tristezza e fragilità che accompagnano il personaggio dopo la “tragedia” che lo ha generato.

ASSASSIN

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L’altra figura destinata a stravolgere l’esistenza di Daredevil è Elektra, la letale ninja creata da Frank Miller nel lontano 1981.

Quella presentata nel serial è una Elektra un po diversa da quella immaginata dal vecchio Frank, è quasi una versione giovane, una versione da “origins“, una versione in cui la ragazza non ha ancora ben chiaro quale sia il suo scopo nella vita e non è ancora in grado di veicolare il suo lato più oscuro.

Tutti i suoi casini però li farà ricadere sulla vita privata di Matt proprio come fece anni fa durante il loro primo incontro [come vedremo tramite flash-back in un episodio che fa da doppio appuntamento tra Matt/Elektra e Matt/Karen mostrando tutte le differenze delle due ragazze e il modo in cui influiscono sulla vita di Murdock].
Anche Elektra come Matt è intenzionata a “fare la cosa giusta“, a sconfiggere il male radicato a Hell’s Kitchen [tutto parte di un piano più grande] ma proprio come il Punitore non si fa scrupoli ad uccidere i propri nemici. Anzi, ci prova quasi gusto.
Mentre quello tra Devil e Castle è uno scontro, quello con Elektra è un viaggio che i due amanti/antagonisti compiono fianco a fianco intenzionati a far passare il partner dalla propria parte, in particolare Matt che, non potendo “salvare” Castle dal suo destino, sembra quasi volersi rifare con la ninja greca in un triangolo maestro/allievi che lo vedrà confrontarsi anche con l’insolita figura paterna di Stick [altra presenza moralmente ambigua nella vita di Matt ma anche di Elektra].

Più che il personaggio del fumetto Élodie Yung sembra interpretare questa versione appositamente pensata per il serial. Non ha la presenza dell’Elektra di Miller, è meno tenebrosa, meno fredda e per nulla apatica, al contrario è più spigliata e arrogante, fa battutine e non ha problemi a chiedere aiuto ai suoi alleati e a Matt [dal modo in cui scherzano e si stuzzicano mentre saltano tra un tetto e l’altro sembra quasi di vedere il duo Devil/Vedova Nera più che Devil/Elektra].

NEW YORK’S FINEST

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Anche i comprimari ottengono i loro momenti di gloria. Il serial non è Devilcentrico e riesce a dedicare il giusto spazio anche ai personaggi secondari [che di fatto tanto secondari non sono].

A spiccare tra tutti c’è sicuramente Karen Page, quella che nel fumetto [almeno nella Silver Age] era vista come una semplice biondina della porta accanto, qui assume un ruolo di spessore, tanto che a un certo punto sarà lei a portare avanti l’intera storyline del Punisher mentre Devil sarà impegnato con quella de la Mano. Karen compie un’evoluzione non da poco, come personaggio si è imposta prepotentemente all’interno della trama spiccando spesso e volentieri come co-protagonista [abbiamo avuto un “Lois and Clark” perché non un “Karen and Matt“?] mentre come strumento drammaturgico la biondina sembra occupare il posto lasciato vacante da Ben Urich, personaggio che nei fumetti ha spesso accompagnato le indagini di Devil e che occasionalmente ha assunto il ruolo di protagonista in determinate storie [guarda caso].

Foggy, proprio come nella precedente stagione, dimostra di non essere succube del suo amico/collega Murdock, ma di avere abbastanza spina dorsale dal mandarlo a quel paese quando servirà [cosa appunto vista pari pari nella stagione 1, ma fortunatamente con esiti diversi].

Ci saranno anche graditi ritorni come Claire [Rosario Dawson] la nuova Phil Coulson per i serial Netflix, l’agente Mahoney aspirante commissario Gordon per Daredevil, Nobu il promettente Loki di Hell’s Kitchen [nel senso che arriva, le prende e muore per poi tornare la volta dopo] e infine lui, il Re del crimine Wilson Fisk [ora anche Kingpin]. In pochissimi minuti è riuscito a monopolizzare l’intera serie, la sua sola possente presenza è protagonista di alcune delle scene migliori di questa stagione.

IN CONCLUSIONE

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È uscita fuori più un analisi che una recensione vero?

Ma questo è l’effetto che fanno certe opere. Si può parlare della regia matura [per niente televisiva], dell’accurata fotografia, delle coreografie terra-terra ma visivamente efficaci, della scena d’azione in piano sequenza [che sta diventando una tradizione della serie] ecc, ecc ma quello che resta di più dopo la visione della serie sono i personaggi ancora una volta così dannatamente accurati da far rimpiangere intere saghe cinematografiche, sia dal punto di vista dell’eroe ma soprattutto del cattivo di turno.

Per l’ennesima volta infatti Netflix ci offre una serie con un villain diverso dai canonici cattivoni da film.
Sia Wilson Fisk per Daredevil che Killgrave per Jessixa Jones rappresentavano l’altra faccia della medaglia dell’eroe. Non erano cattivi nel senso stretto del termine, erano uomini spezzati da traumi infantili che sono dovuti crescere con una visione contorta della vita, versioni distorte e oscure degli stessi eroi protagonisti. Fisk per esempio, nonostante il suo coinvolgimento in traffici illeciti e organizzazioni criminali, era convintissimo che le sue azioni fossero giustificate da un bene più grande, che in qualche modo avrebbe ridato lustro alla sua città riuscendo a e renderla a better place. Esattamente come Matt Murdock.

Questa seconda stagione stravolge, o meglio ignora ancora una volta il concetto di villain canonico. Non abbiamo un cattivo, non abbiamo un antagonista, non abbiamo qualcuno che si oppone alle azioni dell’eroe, ma abbiamo una, anzi, due figure che seguono lo stesso percorso del protagonista ma lo fanno con metodi opposti/estremi rispetto a quelli dell’eroe. Non è più uno specchio, non è l’altra faccia della medaglia, sono più dei binari paralleli che prendono strade diverse, più tortuose ma sempre con la medesima destinazione.
Poi certo, ci sono i ninja della Mano, Nobu, tutta la storia di Black Sky, Blacksmith, ecc, ma quelle sono solo sottotrame necessaria a far muovere la serie [non si può proprio considerare Nobu come villain principale, tanto meno Blacksmith].

Nonostante si prenda delle libertà rispetto al fumetto originale [il percorso di Karen su tutti, ma anche la famosa “morte” di Elektra, una delle tavole più famose del comicbook americano presentato fedelmente persino nel film del 2003] la serie è tra le più valide in circolazione, in grado di conquistare oltre ai fan anche chi è solito evitare le opere supereroistiche.
Dovendo trovare il pelo nell’uovo, proprio come la prima stagione anche questa presenta un finale sbrigativo e un po anticlimatico dal coinvolgimento del Punitore al destino di Elektra alla rivelazione finale di Murdock. Questo però non mina di sicuro l’ottima fattura della serie che resta all’altezza della prima stagione [decisamente più compatta e lineare] ma regala anche molte sorprese e momenti di altissima qualità seriale.

Il diavolo di Hell’s Kitchen colpisce ancora“.

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15 thoughts on “DAREDEVIL – STAGIONE 2 – THE DEVIL OF HELL’S KITCHEN STRIKES AGAIN

  1. Come ti adoro…

    Mano a mano che cresceva l’hype per questa serie, con la presenza di character fumettistici importantissimi (Elektra e Punisher non sono proprio Iron Fist, diciamolo o Black Panther… anche perché dietro di loro ci sono nomi come Miller, Sienkiewicz, Ennis… un sacco di bella gente che sa spaccare culetti come se fossero michette di pane fresco…) assieme cresceva anche il terrore di vedere crollare l’ennesimo mito (la prima serie di Daredevil era bella-bella e ci ha guardato tutti in faccia con la sua migliore Blue Still, anzi Magnum…) ed alla fine ho quasi tirato un sospiro di sollievo perché si è evitato l’effetto X.Men 3 (troppa gente, seriamente, troppa gente) ed è uscita una serie col botto, ma tanto grosso!

    Così la tua recensione, davvero, malgrado la mia pazzesca e proverbiale logorrea non riesco a  dire nulla, se non che Elektra mi ha commosso!
    Si, perché quando l’ho vista mi ha ricordato la Elektra del raccontino in bianco e nero che Miller scrisse come one-shot, con la nostra ninja che fa il sicario e basta (tra l’altro questa piccola perla la si trova, mi sembra, solo sul numero 47 de “L’Eternauta Presenta” della Comic Art… roba da 8 eurini…).

    Si, Pizza Bau, quando ho letto questo tuo articolo pensavo che tu sembravi nato per questo, come un ca**o di supereroe che ha come ca** di potere quello di scrivere delle ca**o di recensioni… questa è assolutamente all’altezza della fiction, il che, ti assicuro è un complimento immenso, perché ho adorato questa second season…

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    • Di fronte a tanti complimenti non posso certo ribattere 😀
      Io invece più che Elektra [tra l’altro il one-shot di cui parli non l’ho mai letto 😦 ] ho sentito molto di più il Punitore di Bernthal. Sarà che il personaggio ha visto innumerevoli adattamenti senza mai convincere appieno [anche se il Ray Stevenson in WAR ZONE…mamma mia! Pura e ignorante goduria XD], sarà che mi sono trovato più volte a dar ragione a lui che a Devi, o sarà che il personaggio insieme a Karen hanno dato vita a una trama secondaria parallela del tutto inaspettata [più per Karen che per Castle, Frank di suo potrebbe reggere un’intera sere, di fatto…].

      In generale comunque anch’io come te ho temuto il crollo della serie sotto i numerosi personaggi e le numerose trame, invece la serie ha retto degnamente fino alla fine!

      Ora devo solo capire quale Dio devo ringraziare per aver fatto si che il mio personaggio preferito abbia la serie migliore mai vista 😀

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      • Non pensare di cavartela, Beverly Hills Chihuahua, così a buon mercato…
        Ti sto per propinare una bella dose di pignoleria lessicale…

        Visto che questo è il tuo personaggio preferito, facciamoci un giretto nel suo nome e nei suoi significati…

        Non è giusto, non è bello e non è rispettoso chiamarlo Devil: mi dispiace sottolinearlo, ma la pigrizia non è una scusante, infatti non si è mai chiamato solo Devil, mai e poi mai, perché sin dall’inizio il suo nome vero (Daredevil) ha sempre avuto il suo significato originale e letterale di “temerario”, “audace” o se vogliamo, in una traduzione correttissima ma improponibile, “scavezzacollo”.

        La vera freccia semantica del nome di Dare-devil è proprio questo suo “essere senza paura”, come consacrata dalla miniserie meravigliosa scritta da Miller e disegnata da Romita Junior.

        Se si apre un qualsiasi dizionario inglese-italiano, come il vecchissimo Hazon-Garzanti, troviamo subito la voce verbale transitiva to dare nel significato principale di “osare” e di seguito il sostantivo dare-devil, con i significati di cui sopra.

        Ovviamente, in Marvel, quando nell’Aprile del 1964, il geniale Stan scrisse la primissima storia del suo personaggio, affidandone le matite a Bill “Sub-mariner” Everett, lo chiamò “Daredevil”, tutto attaccato (proprio per distinguerlo dal sostantivo noto a tutto il pubblico americano) e gioco sulla parole Devil, con quel tipico sense of humour  e quella libertà linguistica che permettono ancora oggi ad un popolo come quello statunitense di scrivere “4 U” per intendere “For You” e così via.

        Ora, chiamare in Italia un personaggio come Daredevil semplicemente con la sua traduzione letterale, lo avrebbe relegato nel novero degli eroi con nomignoli e fattezze da personaggio del ventennio fascista (“il Coraggioso salva New York” oppure “Grande impresa de l’Audace” o ancora “Banda sgominata dallo Scavezzacollo”, insomma un casino…), inoltre si sarebbe perso il gioco di parole con il termine devildiavolo.

        Tuttavia, cancellare completamente il concetto di temerarietà, troncando di netto sia dare sia tutto il nomignolo di riferimento dare-devil è quanto mai offensivo per gli autori.

        Ecco perché alla fine io continuo a chiamarlo Daredevil, come dagli albi americani originali e come dalla serie Tv Netflix, perché nell’impossibilità di una traduzione vera, almeno gli porto rispetto, perché, caro Burrito, come tu ben mi insegni, il nostro Uomo Senza Paura di rispetto ne merita molto!

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      • Confermo e concordo al 100% con la sua arringa caro avvocato Kasabake [dovrei fare una battuta tipo “L’avvocato del Diavolo” ma sarebbe troppo banale…e comunque non mi viene in mente niente 😀 ] e vorrei giustificarmi dicendo che “Devil” si può usare in modo amichevole verso un personaggio al quale si è molto affezionati o si può prendere come un abbreviazione del nome stesso come “Supes” o “Spidey” [cosa per altro vera, spesso mi ritrovo a scrivere “Devil” solo per brevità o per evitare di rendere il nome ridondante all’interno di una frase, esattamente come “cornetto” o “diavolaccio”], ma la verità è ben più tortuosa.

        Credo anch’io che per ogni opera che meriti rispetto si debba cercare di attenersi il più possibile a quanto ideato dal suo autore. Questo vale per nomi di personaggi ma anche per esempio per il titolo di un film [per questo me la prendo tanto quando qua in Italia li stravolgono completamente]. Ovviamente è un dogma che mi autoimpongo io [non è certo reato italianizzare nomi e titoli] con regole più o meno ferree: un PINEAPPLE EXPRESS ogni tanto può capitare che lo chiami STRAFUMATI [il titolo non cambia certo la natura del film], tutto l’opposto invece quando si tratta di film come nel sempre valido esempio “ETERNAL SUNSHINE OF THE SPOTLESS MIND” la cui traduzione è un insulto all’intera opera cinematografica, al regista, agli attori, al poeta ideatore del verso [Pope] e a chiunque abbia un quoziente intellettivo minimamente superiore a quella di un cactus.

        Detto questo però, sono convinto [anzi, lo provo proprio sulla mia pelle] che certe cose rimangano radicate all’interno della nostra mente, specialmente se assimilate in età giovanile [se non addirittura infantile].
        Prendiamo per esempio SPIDER-MAN, il nome anglofono si è diffuso solo “recentemente” [possiamo dire a partire dal nuovo millennio?], chiunque abbia conosciuto, amato ma soprattutto seguito l’arrampicamuri da ben prima della sua rinascita mediatica, difficilmente si ritroverà a chiamarlo con un nome di verso da “Uomo Ragno”. Mio padre per esempio, nonostante usi anche l’originale “spider-man”, si riferisce al personaggio sempre come “uomo ragno” [anzi, “Hombre Araña” il che è anche peggio], ma questo ancora ancora passi perché comunque trattasi di una traduzione letterale e fedele al 100%.

        Il problema [se di problema si può parlare] è che lo stesso accade anche per traduzione non proprio fedeli come i Puffi [con il non proprio facilmente pronunciabile Schtroumpf], Braccio di Ferro, Cavalieri dello zodiaco, tutti i personaggi di Dragon Ball, anzi, un po TUTTA l’animazione giapponese, RAMBO [nessuno lo chiamerà mai “First Blood”, apriti cielo poi per gli insensati titoli dei sequel], L’ESERCITO DELLE 12 SCIMMIE [decisamente più lungo di “12 Monkeys” ma comunque è il titolo italiano quello che usiamo], ecc, ecc, non mettiamo in mezzo poi GUERRE STELLARI sia per il titolo [comunque macchinoso con titolo-episodio-sottotitolo] che per i personaggi! Se oggi qualcuno osa usare il nome “Fener” invece di “Vader” viene lapidato da tutti i sedicenti nerd del web, ed è giusto [per carità, chi sono io ad andare incontro alle orde del nerd 2.0?] quello che dico però è: se un povero cristiano ha visto il GUERRE STELLARI originale nel lontano 197e qualcosa, ha amato e vissuto 20 e passa anni chiamando i suoi protagonisti “Dart Fener”, “Ian Solo”, “C1P8” ecc, chi siamo noi per dirgli di cancellare il proprio database mentale, reimpostare le sinapsi e cominciare a usare i nomi originali arrivati da noi solo molti anni dopo? Per cosa poi, per farci un favore?

        Magari la sto facendo più grossa di quella che è [te l’ho detto che è un discorso tortuoso 😀 ] ma è uno di quegli argomenti magari banali e spesso messi in secondo piano che però mi stanno molto a cuore [e su cui non nascondo avere pensieri contrastanti come avrai ben capito].

        Ma per tornare al succo del discorso: SI! Sono completamente d’accordo nel dire che il caro diavolaccio della Marvel meriti di essere chiamato come il suo ideatore, Mastro Stan, l’ha battezzato la prima volta nel 1964: DAREDEVIL.
        E così l’ho chiamo pure io, purtroppo però quando ho conosciuto io il personaggio c’era anche un altro nome che veniva usato, un nome errato e banalizzato [tutto il concetto che sta dietro il “dare-devil” è unico nel suo genere rispetto a un banale “uomo pipistrello” o “uomo di ferro”] ma che per qualche oscura e recondita ragione non riesco a togliermi dalla testa e quel nome è Devil.
        Ma [ed è ironico che sia io a dirlo dopo che ho scritto tutto questo polpettone per chiarire non so quanti concetti contorti presenti nella mia mente] come recitava il caro Willaim: “Quella che chiamiamo rosa cesserebbe d’avere il suo profumo se la chiamassimo con altro nome?“.

        E con questo mi rimetto al volere della corte [qualsiasi cosa voglai dire]. 😀

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  2. Amo i discorsi tortuosi

     

    Non potevi davvero sperare di cavartela, dopo una risposta lunga bella ed articolata come la tua, semplicemente con un mio ulteriore commento breve del tipo “Si, concordo”, “Hai ragione”,oppure con un classico del paleolitico “Quoto”: se volevi troncare l’argomento. Avresti detto qualcosa del tipo “Ragionamento condivisibili sismo, Kasabake, ma la prigrizia e l’abitudine, si sa, creano mostri…”; quindi questo mi porta ad immaginare che tu sia pronto psicologicamente a portare avanti la cosa.

     

    Chiederò persino ad altri di contribuire al discorso, perché il temutissimo e leggendario “Club degli Ermenauti” (di cui facciamo parte io e Lapinsù) fa dell’Off Topic una regola del suo decalogo (le altre 9 norme non le ricordo, ma sono accumunate dalla voglia di bere, dalle patatine fritte, dall’inutilità gaudente ed un paio di cose invece serissime).

     

    Detto questo…

    La giuria popolare ti riconosce innocente dal reato di profanazione per chiamare “Daredevil” soltanto “Devil”, ma soltanto perché il tuo avvocato difensore, un cieco abile e furbo, è riuscito a dimostrare come tale nomignolo non sia una storpiatura ma solo un’abbreviazione amichevole ed ha riconosciuto come prove valide Spidey, Supes (anzi, una giurata ha anche aggiunto “Schwarzy” per Arnold Schwarzenegger ed un’altra “Bruno” al posto di Bruce Willis…).

    Per raggiungere questo risultato di assoluzione con formula piena “per non aver commesso il fatto”, il tuo avvocato (un vero scavezzacollo, tra l’altro, eh, eh!), ha fatto stralciare dal verbale tutto il resto del discorso, ritenendolo persino dannoso per il suo cliente…

    Quindi?

    Tutte le tue parole sulla parte del ragionamento che ti sta davvero a cuore sono buttate al vento?
    Giammai!!

    Il Tribunale di Stato ha deliberato, ma ora, prendiamo l’ascensore e premiamo una combinazione di tasti che ci permettono di scendere di altre tre piani sotto quello riportato come ultimo (per i comuni mortali) sulla tastiera interna alla cabina ed arriviamo ad una delle sedi sparse in giro per il mondo del “Club degli Ermenauti”, dove invece esamineremo la parte più bella ed eroica della tua esposizione.

    Siccome siamo in uno dei templi dell’Off Topic, mi arrogo il diritto di pontificare per primo e parto a spada tratta, anzi, come si direbbe nei romanzi cavallereschi, lancia in resta!

    Perché c’è del marcio in Danimarca e qualcuno deve metterci mano!!

     

     

    Le tue parole, nobile Cane de Pita, sono belle e piene di passione, quando difendi le vecchia abitudini di chi per tanto tempo ha usato nomi italianizzati, ma contengono un doloroso e pernicioso vulnus, che tu stesso hai citato: “[…] se un povero cristiano ha visto il GUERRE STELLARI originale nel lontano 197e qualcosa, ha amato e vissuto 20 e passa anni chiamando i suoi protagonisti “Dart Fener”, “Ian Solo”, “C1P8” ecc, chi siamo noi per dirgli di cancellare il proprio database mentale, reimpostare le sinapsi e cominciare a usare i nomi originali arrivati da noi solo molti anni dopo? Per cosa poi, per farci un favore? […]” e la risposta è NO, nessuno lo può obbligare… se non la sua cultura, il suo amor proprio, la curiosità di scoprire cosa c’è dietro lo specchio di Alice, la voglia di essere padrone del suo destino, il privilegio di sapere cosa gli autori hanno voluto davvero esprimere, il gusto della conoscenza a volte fine a se stessa ma appagante per chiunque sia amante della verità e soprattutto la rampante ed inesauribile scintilla del primigenio ardore che fu del nerd quando sposò la causa dei comic e della sci-fi e del mondo dell’intrattenimento , che prevede ed obbliga a continui aggiornamenti e reset mentali, per non cadere nell’obliò dei rincoglioniti in grado solo di dire che le canzoni di Cristina d’Avena erano le migliori, che i giocattoli anni ’80 erano i più belli, che i supereroi di una volta non li fanno più… No, no, no e poi no: la conoscenza non è la pacata rilassatezza dell’accumulo informativo non senziente, ma una fiamma che arde e scotta, persino, se la si cerca di prendere in mano senza precauzioni, è la voce interiore che costrinse Prometeo a voler donare il fuoco agli uomini e per questo fu prima imprigionato da Zeus ad una rupe e poi schiaffato nei baratri del Tartaro.

    Tu sei un grande pensatore ed un uomo giusto ed un fine recensore e sai dov’è la verità: la vedi, la scorgi, sia da vicino che da lontano (“[…]ETERNAL SUNSHINE OF THE SPOTLESS MIND” la cui traduzione è un insulto all’intera opera cinematografica, al regista, agli attori, al poeta ideatore del verso – Pope – e a chiunque abbia un quoziente intellettivo minimamente superiore a quella di un cactus […]”) e sai anche la pigrizia delle abitudini è sbagliata (“[…] Sono completamente d’accordo nel dire che il caro diavolaccio della Marvel meriti di essere chiamato come il suo ideatore, Mastro Stan, l’ha battezzato la prima volta nel 1964 […]”), perché basta un nonnulla per distruggere quelle idee di cartapesta.

     

    Citavi alcuni fumetti ed io potrei insistere, perché si sappia che io sono nato leggendo i fumetti della Corno, dove Spider-Man era l’Uomo Ragno (traduzione comunque impeccabile, a differenza di Daredevil), ma il mio amore sconfinato di adolescente per l’arrampicamuri, mi spinse a cercare le testate originali (grazie al cielo in una lingua comprensibile anche con il poco studio dell’inglese fatto al Liceo) e qualsiasi ambiguità fu fugata, ma anche tenendo presente la grande maggioranza dei lettori che continuarono per anni a leggersi in italiano quelle storie, ad un certo punto arrivò la Marvel Italia, la quale, con il numero 489 della storica testata “L’Uomo Ragno”, mandò per sempre in pensione il vecchio nome e fece campeggiare l’originale “Spider-man”, perché quello era giusto, perché le brutte copie fanno sempre una brutta fine, perché le storpiature, le false traduzioni sono come le bugie ed ossia hanno le gambe corte (se prima in edicola ad ordinare spider-man ti prendevano per scemo o fighetto semplicemente stronzo, oggi ti danno l’albo giusto…)!!

    Pensa al cinema ed agli esempi che hai fatto tu: quanto è servito ai nostalgici tenersi stretto, senza alcuna logica ma solo per pigrizia intellettuale (si, perché e indifendibile il nomignolo affibbiatogli dai distributori con idiosincrasia per gli sciacquoni), il nome vergognoso di Dart Fener?

    Solo a sentirsi ancora più vecchi., perché ora la loro certezza è stata spazzata via e continuare pateticamente ad insistere con il vecchio nome può solo farli sentire più vecchi e più soli, poichè il mondo è andato avanti e non solo quello della cultura nerd, ma anche quello del marketinge e persino la grande mamma Disney li lascerà soli!

    Sembrava impossibile scalfire le granitiche certezze del mondo dei paperi, con Donald che era diventato Paperino e Mickey che era divenuto Topolino e Scrooge che ra diventato Paperone, ma poi, piano piano, è arrivata la Disney Italia ed assieme sono state distribuite le “Duck Tales”, così con il nome originale, e grandi sceneggiatori come Artibani e Faraci creano testate meravigliose come Mickey X o Mickey Mouse Mistery dove si recupera e campeggia forte e chiaro il nome originale, per non parlare poi della rivista per ragazzine “Minnie & Daisy”, dove si sta cominciando a sdoganare il nome originale di Paperina….

    Oramai tutto si sta uniformando ad un maggior rispetto per l’originale, perché è più facile vendere anche uno shampoo se usi il nome originale (un tempo, nell’italietta degli anni ’70 ed ’80, non si sarebbe mai commercializzato un prodotto con il nome di “Head & Shoulders” e magari gli si sarebbe cambiato nome), ma restano potenti sacche di resistenza, come coloro che pronunciano “Hulk” leggendone le lettere con la fonetica italiana e non anglosassone, ma non è da fighetti dire “Alk” è solo rispetto e comprensione, mentre continuare a dire “Ulk” è solo da pigri e la pigrizia non è un pregio o un’attenuante, ma solo una scusante di chi ha altro di più importante a cui pensare che non a degli stupidi fumetti…

    Beh, a me che i fumetti piacciono, adoro sempre scoprire com’è fatta l’edizione originale e sapere cosa hanno cambiato, storpiato o anche solo adattato nella versione italiana e così continuerò a fare…

    Pensa solo a quanto ci si perderebbe del bello del web se non si sapesse che il nome originale della fiction “Il Trono di Spade” è “Game of Thrones”!!

    All those memes will be lost in time, like tears in rain.
    Time to die

    Sono aperte le iscrizioni per il Club degli Ermenauti (per la raccolta punti dei piatti da frutta, vanno bene quelli raccolti presso il club di Papa Midnite): rivolgersi a Lapinsù per le formalità.

    Premetto che per me sarebbe un onore averti tra i soci, Pizza Bau!

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    • Carissimo, chiedo perdono per averci messo tanto a risponderti, ma come ti dissi in altra sede ho avuto parecchio da fare e questo discorso mi sta fomentando così tanto che non volevo darti una risposta sbrigativa o poco accurata 🙂
      E quindi niente, dicevamo:

      Credo di essermi espresso male [o meglio, mi sono lasciato trascinare dalla foga del momento], non intendevo in alcun modo difendere chi si ostina VOLUTAMENTE ad usare nomi e termini passati e appassiti [anche se a memoria credo di non aver mai incontrato nessuno che usasse apposta i vari “Fener” “Ian Solo” e quant’altro…magari a qualcuno può scappare ma non lo fa di certo di proposito] la mia era più una critica [mi rendo conto ora, forse un po off topic] verso il sempre più crescente mondo del nerd 2.0 che tanto facilmente esclude e mette in croce quelle persone che non seguono delle ferree leggi non scritte dettate da non-so-chi [ma appunto, è un discorso che non c’entra col nostro quindi bypassiamo 🙂 ].

      Quindi ripeto, sono assolutamente d’accordo quando dici che una persona che si ritiene appassionata ad una cosa debba informarsi e non esprimersi/parlarle a sproposito, così come sono a favore della globalizzazione di un marchio o di un franchise [ora che stanno avendo un successo planetario sarebbe assurdo chiamare gli Eroi più Potenti della Terra “Vendicatori” quando in giro siamo tempestati dalla “A” presente nel logo…qualcuno si farebbe due domande…], ma solo perché lo accetto non significa che sia di mio gusto.
      Nel senso.
      Ovviamente è un discorso puramente soggettivo e che varia di caso in caso, ma restando in ambito vendicativo, quanto è brutta e fonicamente stonata la parola “Avengers“? Si è più fedele all’opera originale e per di più è anche figo [si sa che le parole in inglese sono più fighe] ma quando parlo “degli Avengers” mi viene da fare delle brutte smorfie, sento un retrogusto amaro in questa parola, in confronto “i Vendicatori” ha un suono più morbido che si estende armonicamente all’interno di una qualsiasi frase.
      Banalità ovviamente, un punto di vista superfluo il mio per di più facilmente smontabile e difficilmente condivisibile, ma pur io stesso usando l’originale “Avengers” in giro per il web [anche perché il grosso del pubblico li conosce con quel nome] non mi tiro indietro [io come altri] nell’usare l’italiano “Vendicatori“, specialmente quando parlo con qualcuno che li conosce da prima del loro approdo sul grande schermo. Ma soprattutto, prendendo in mano le vecchie storie [stampate su carta ma potremmo dire “su pietra”] e leggendo al loro interno “Vendicatori” non mi sento per niente vecchio ne nostalgico.

      Ma come dicevo il discorso varia a seconda dei casi.
      Sono lieto e soddisfattissimo che “MAD MAX” si sia preso [o meglio RIpreso] il posto di “INTERCEPTOR”, sono felice che film come “LA MALEDIZIONE DELLA PRIMA LUNA” o “TRAPPOLA DI CRISTALLO” abbiano rapidamente ceduto ai titoli di quelle che sarebbero diventate fortunate saghe [PIRATI DEI CARAIBI” e “DIE HARD], mi rifiuterò sempre di usare nomi come ZOOTROPOLIS e HUMANDROID per film che posso semplicemente [e fedelmente] chiamare ZOOTOPIA e CHAPPIE e ti dirò, nonostante susciti ilarità e risatine da giapponesine imbarazzate, io il prossimo film della Disney “OCEANIA” continuerò a chiamarlo col suo nome originale “MOANA” [esticazzi se era il nome di una pornostar].

      MA [ed è un “ma” bello grande] non credo sia discriminatorio ne irrispettoso usare RAMBO per indicare una saga che non si è mai decisa ad omologare i suoi titoli, non credo che qualcuno mi si offenda se dico “TARTARUGHE NINJA” [e in molti, compreso i nerd più precisini, usano ancora questo nome] al posto dello scioglilingua “TEENAGE MUTANT NINJA TURTLES” [e ci hanno provato con un film di qualche anno fa…ma inevitabilmente ci si stravaccava nel più sbrigativo TMNT], non credo che Sly ci farà saltare in aria la testa se noi italiani usiamo “MERCENARI” per indicare i suoi cazzutissimi [e in questo caso ammetto fighissimo e più adatto] EXPENDABLES, non credo che HANGOVER sia una commedia così sofisticata da permettersi di lamentarsi de “UNA NOTTE DA LEONI“.
      E cosi via e cosi via…

      La tua è una logica matematica IMPOSSIBILE da smontare, chiunque [me compreso] non può che trovarsi d’accordo col tuo pensiero perché è appunto “quello giusto”.
      Quello che ci tenevo ad esprimere è che non credo esista una regola fissa che si possa applicare a chiunque e a qualunque cosa.
      Se mi trovassi ad uno sfarzoso festival di cinema indipendente con illustre gente incravattata ovviamente mi esprimerei con i termini e i nomi più consoni, se fossi ad un comic-con e qualcuno usasse il nome “C1P8” farei partire volentieri una maratona di cinquine in faccia al mal capitato [sempre scherzando naturalmente, perché va bene essere appassionati, ma queste non sono certo cose per cui dare l’ergastolo] ma se mio nonno mi dice che in televisione stanno facendo “ATTO DI FORZA” io non gli faccio la ramanzina perché “si chiama TOTAL RECALL“, se tutti i Natali mia madre racconta di quando da piccolo mi guardavo a oltranza “UNA PROMESSA È UNA PROMESSA” io non gli faccio un comizio di come il titolo sia stato deturpato dall’originale “JINGLE ALL THE WAY” e di come la traduzione sia totalmente insensata.
      Il fatto è caro Kasa, che esistono un tempo e un luogo adatto per fare gli intenditori talebani [se mi passi il termine], credo che come appassionati ci irrigidiamo troppo spesso e pretendiamo TROPPO da quelle persone che non condividono la nostra passione così tanto, o comunque non a tal punto da rivedere le proprie abitudini e i propri ricordi. Specialmente quando si parla di una cosa facilmente contestabile come il nome o la pronuncia di un idioma che non ci appartiene! Per dire,quante pronunce diverse di “Nike” e “Footlocker” hai mai sentito in vita tua? Io tante e tutti si dicevano essere nel giusto! O, dato che lo hai citato, il nome del nostro amato mostro verde rabbioso sei sicuro che si pronunci “alk”? Di certo non è “ulk” [su questo siamo d’accordo], ma credo che la pronuncia più corretta sia “holk” [acca espirata compresa]. Ma appunto, questa è una finezza su cui due persone potrebbero non trovarsi mai d’accordo [e a che pro se tanto entrambi abbiamo capito che il pinuccio in questione è l’alter ego del Dott. Bruce Banner?].

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      • I am Groot… questa penso che sia l’unico commento davvero possibile, sensato ed esaustivo alla tua meravigliosa risposta, perché non ti sei limitato a commentare quanto da me già commentato, ma hai messo il tuo vascello in mare ed hai issato sul pennone più alto la bandiera corsara: ricercare la giustezza o meno di una correzione linguistica o fonetica, laddove e site un bagaglio culturale e di esperienze di riferimento è come spazzare la povere dalla superficie lunare, ossia stupido e presuntuoso.

        Groot ci insegna che il bardo da te citato aveva ragione…

        Romeo and Juliet
        Act II. Scene II.

        What’s in a name? That which we call a rose
        By any other name would smell as sweet

        Pensavo tuttavia al testo teatrale citato a suo tempo dalla blogger Elena, quella famosissima commedia che in originale si chiama “The importance of being Earnest”, tradotta il più delle volte con l’assurdo “L’importanza di chiamarsi Ernesto”, uccidendo il significato originale del gioco linguistico (in inglese, infatti, Earnest, aggettivo e Ernest, nome proprio si pronunciano esattamente allo stesso modo), oppure, altrettanto stupidamente con l’altro titolo “L’importanza di chiamarsi Onesto” (a parte che sfido qualcuno a trovare una perosa che come nome proprio faccia Onesto, ma anche la trovassimo, perché lasciare il verbo chiamarsi e non essere?), quando per mantenere la validità del titolo sarebbe bastata una soluzione banale come “L’importanza di essere Franco” (nome proprio ed aggettivo, magari non proprio uguale ad onesto, ma comunque molto simile al concetto).
        Poi, ti guardi la commedia e non capisci il perché del titolo e te le devi andare a cercare… mah!

        Guardi il film di Carpenter, dove il protagonista Snake, con tanto di serpentone tatuato sul corpo, viene tradotto in italiano con Jena ed anche se tutti hanno visto quel film e tutti lo conoscono come Jena, io mi vergogno a chiamarlo così e quando qualcuno, nel pieno del suo diritto, lo chiama Jena io sorrido.

        Su First Blood ci ho scritto l’incipi del mio post sui doppiaggi tremendi e sui titoli italioti ancora più terrificanti (con quel tacchino ordinato al bar al posto del whiskey…).

        La cosa bella è questa discussione, perché siamo nerd 3.0, oltre il 2.0 che si accanisce nella prevaricazione, mentre noi siamo nel post- The Big Bang Theory, nello scherzo sullo scherzo e nel recupero del rispetto.

        Pensavo alla nostra chiacchierata (a suo tempo) sulle battute finali di “Blade Runner” ed a come a volte tradurre sia davvero tradire e questo quando non c’è passione, ma solo la marginalità economica del minimo sforzo per il massimo rendimento, perché è vero, invece, che altre volte certi nomi sono migliori in italiano (penso al tuo esempio degli Avengers, che dopo i cinecomic sarà impossibile chiamare diversamente)

        Quindi, ben vegano le tue osservazioni, che per altro non invalidano minimamente l’elogio della fedeltà alla’originale da me propugnata, perché io continuerò a fare ciò che mi fa più piacere e più soddisfa la mia curiosità e la mia voglia di sapere e tu farai lo stesso, ma con entrambi la visione aperta a chi dice e fa cose differenti non per ignoranza ma per consuetudine consolidata (una sorta di uso capione linguistico…).
        Ecco perché alla fine vale il concetto del Io sono Groot
        Perché lo si può dire in mandarino o in russo, ma la filosofia del personaggio non muta…

        Ah, per quel che riguarda HULK, giusto per non farci mancare niente (che poi fa parte de Il-Bello-Del-Web…), direi di tagliare la testa al toro: Cambridge Dictionaries HULK.

        Quindi hai ragione tu.
        (Su HULK, ovviamente… sul resto non puoi, per definizione, caro mio Pizza Groot, anche se in fondo sono d’accordo con te, ma non posso dirlo per contratto…)

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      • In effetti mi lascio spesso andare ad esempi e riferimenti pratici, cosa che non andrebbe fatto sempre per esporre un pensiero o una teoria [è un limite di cui sono conscio] ma [e qui esce tutta la mia vena paraculista 🙂 ] proprio perché credo che questo sia un argomento che vede troppe sfumature, troppe casistiche e troppi elementi che vanno valutati di caso in caso, credo che fosse impossibile esprimersi solo usando la “teoria” 🙂

        Ma il tuo “I am Groot” credo che riassuma ed esaudisca perfettamente tutti i pensieri da noi enunciati in questi ultimi kilometrici e squisiti commenti [non è incredibile che il linguaggio limitato di un albero parlante sia più o comunque ugualmente esaustivo ai testi scritti del drammaturgo dell’Avon? Ma che mondo insolito è mai questo? 😀 ].

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      • E’ il NOSTRO mondo, mio carissimo e stimatissimo Denilson (uno scranno già riporta il tuo nome, nel caso aderissi al nostro club), è proprio il nostro mondo, quello mio e tuo e degli altri come noi come noi che vivo contemporaneamente questa ed un altra dimensione, che attraverso uno sgfasamento ci fa spesso collidere idee ed emozioni di una realtà sull’altra.. Buon Week-end mio esimio collega!

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    • Arrivare dopo tutto questo dotto discettare è molto avvilente, perchè poco o nulla resta da poter dire o poter aggiungere a quanto da voi enucleato.
      Tuttavia sono un Ermenauta – per diventarlo grazie a dio non ho dovuto superare prove mortali come invece toccherà ai nuovi adepti, in quanto mi è stato sufficiente inventare il nome… – e non posso esimermi dall’unirmi al vostro coro di riflessioni.

      Voi avete affrontato il problema – la denominazione di personaggi – partendo dalla prospettiva fonetica e letterale (come si pronuncia? come si scrive? si può tradurre?) fornendo entrambi validissime e condivisibilissime osservazione. Indubbiamente questa è la prospettiva più immediata e più utile sia che vogliate scrivere una recensione o semplicemente chiacchierare con i vostri amici all’uscita del cinema. Tuttavia a mio modo di vedere non è la prospettiva più interessante perchè questo primata spetta alla PRSPETTIVA ONTOLOGICA della denominazione.
      Cosa racchiude un nome?
      Perchè è stato scelto quel nome?
      E soprattutto: CHI lo ha scelto?

      Scendendo, ma solo superficialmente, nei meandri della linguistica, basta ricordare che il linguaggio è, per sua natura, CONVENZIONALE e tale convenzionalità si estende anche ai nomi, alle parole. In un’ottica di questo tipo non essite un “giusto Vs sbagliato”, bensì solo ciò che è accettato dalla tacita convenzione in essere tra chi il linguaggio lo usa.

      ESEMPIO: da qualche anno ha preso prepotentemente piega l’uso dell’aggettivo FAMIGLIARE in luogo di FAMILIARE ma non troppo tempo fa (quando ho fatto le elementari io erano gli anni 80) scrivere “famigliare” avrebbe comportato un brutto segno rosso sul quaderno. Un etimologista vi annoierebbe ore cercando di spiegarvi che la versione corretta è quella senza “G” perchè l’aggettivo deriva dal latino “familia”, probabilmente questo etimologista aveva un bisbisbisnonno anch’egli etimologista che gracchiava con i suoi contemporanei accusandoli di sbagliare quando scrivevano “FAMIGLIA” con la G, perchè “in latino non c’era”. Ma noi oggi diciamo FAMIGLIA con la G e domani, sicuramente, diremo FAMIGLIARE e non più FAMILIARE.
      L’uomo evolve, la lingua evolve, i nomi evolgono

      E quindi? Semplice: non è il significante che conta, ma solo il suo significato.

      E qual è sto significato?????
      Che Daredevil di Netflix non è una serie tv. E’ una figata della madonna.

      Ciao ragazzaccci

      PS: credo di parlare anche a nome del mio collega Kasabake, se nomino Pizza Dog membro onorarario nochè terzo elemento del del Club degli Ermenauti!

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      • Caro il mio collega Ermenauta fondatore, dotto ed avventuroso Lapinsù, oramai libero da tutti le vergognose ed impure otturazioni di cui soffrivano i nobili orifizi e restituitoci a nuova vita, con una favella che sgorga libera ed eloquente!

        Qui si propone il primato del contenuto sul contenente o del significante sul significato, ma ahimè è tragica trappola logica anche quest’ultima tesi (come la mia e come quella del collega canide pizzato), giachè speso in arte la forma ed il significante divengono significato, come in un happening o in un gesto e quindi tutto diventa ancora una volta nebuloso…

        E’ sempre un enorme piacere vedere il maestro Lapinsu all’opera come funambolo e si sentiva sul web la tua mancanza (di gastroenterica motivazione)…

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      • Orbene, dopo le tue brillanti ed argute risposte, non posso che plaudire e, prima di avventurarmi n una nuova ermeneutica missione, levare le mani al cielo e con tutta la GastroLindità conferitami dal virus svelare l anelare l’intervento del quattrozampesco pagine di casa nonché eccellentissimo mecenate

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      • Un idioma si evolve in continuazione grazie a fattori sia interni che esterni, ad oggi la nostra lingua italica è stata influenzata [nel bene e nel male] dall’inglese ma internamente continua comunque a mutare, purtroppo non sempre in positivo [famiGLIare?! Ma che è? Chi ha permesso tutto ciò?].
        Ma devo ringraziarti Lap perché, per quanto ami discutere e argomentare su questioni più o meno importanti con persone che condividono la mia stessa passione e la mia stessa determinazione, hai riportato l’attenzione su ciò per cui eravamo qui: DAREDEVIL è una FOTTUTISSIMA FIGATA di serie!!!
        Ci credi che non sapevo neanche più sotto quale post stavamo scrivendo XD

        Aggiungo che sarebbe un onore poter affrontare le sfide necessarie per entrare nel vostro esclusivissimo Club! Faccio ufficialmente domanda e resto in attesa di un feedback e di delucidazioni sul rito di passaggio, sappiate che sono pronto a mettere a repentaglio la mia stessa vita nel tentativo di dimostrarmi degno del vostro illustre giudizio!
        Ma per favore niente ragni 😀

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